Il Tirreno

La vendemmia è un viaggio nel tempo, così il rione della Torre ha sfiorato la vittoria

Stefano Bramanti
La vendemmia è un viaggio nel tempo, così il rione della Torre ha sfiorato la vittoria

Dagli antichi romani, agli anni di Napoleone e fino ai giorni nostri  L’ambientazione dei “gialli” autentica sorpresa alla Festa dell’uva 

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IL RACCONTO

Il rione Torre poteva fare tris nella Festa dell'uva. Si è aggiudicato la gara dei ragazzi del venerdì, dedicata al tema della vendemmia, quella del giorno successivo riguardante la realizzazione del piatto tipico. Alvaro Claudi, Maria Marianelli e Mario Lanera, membri dell'Accademia nazionale della cucina, delegazione elbana, hanno stabilito che le “Frittelle di farro e miele”, dolce di epoca romana, era il migliore piatto, con 45 punti, rispetto a Fosso, Fortezza e Baluardo. Ma nella sfida più importante della domenica, quella delle trasformazioni dei quartieri in altre epoche, non si è compiuto l'en plein e sono arrivati secondi i gialli della Torre. In ogni caso è stata audace la rappresentazione fatta dal caporione Leonardo Dolera, da Fernando Bardini, che illustrava le ambientazioni alla giuria. Al centro delle scene c'era la vendemmia e sono state rappresentate nel borgo le varie epoche, fin dall'antichità romana, per arrivare ai tempi napoleonici, per mostrare il lavoro nei campi e le produzioni vinicole. «Siamo certamente soddisfatti- ha commentato Leonardo- in fondo il vero successo va ben al di là della conquista del trofeo della statua del Bacco. Lo abbiamo vinto lo scorso anno. Il vero successo è la riuscita reale della festa nel nostro borgo e così negli altri tre. Il vero successo la nostra è la rinnovata amicizia prima, durante e dopo la manifestazione, con una vera nostra unità, con tanti momenti di solidarietà, nello stare insieme in allegria, con tanto impegno volontario, con una festa che si è protratta, con canti e balli, fino alla mezzanotte di domenica».

Nella relazione che Dolera e Bardini hanno presentato alla giuria tecnica, retta da Rossana Galletti, chiamata a giudicare le trasformazioni ambientali e la sfilata in pazza della domenica, si dice che «Il rione Torre cercherà di riportare l'uva al centro della festa, nel ruolo che le spetta. Con una sorta di tunnel temporale lancerà i visitatori in un viaggio nel tempo, con lo scopo di evidenziare l’importanza ed il ruolo del vino nelle varie epoche per dimostrare quanto radicata sia la cultura vitivinicola a Capoliveri».E allora nelle viuzze granitiche della Torre si è compiuta una sorta di magia, come se fosse una viaggio alla, maniera del noto film “Ritorno al futuro”, senza però l'uso della incredibile auto DeLorean, inventata dal mitico scienziato Emmett Brown e guidata da Marty, che viaggia nelle epoche, La magia l'hanno attuata i contradaioli capoliveresi. Costumi e scene hanno fatto vivere l'età dei romani e poi fu la Chiesa a salvare la cultura del vino, e l'Elba ricoprì in pieno il ruolo di località di produzione dei migliori vini nelle terre conosciute. In un documento di Aulo Gasparri “Memorie enologiche” si evince che il vino elbano viene servito nella mensa papale di Paolo III. Poi con salti vari di secoli nel borgo si arrivava ad ambienti dell'800, a Napoleone esiliato e innamorato del nettare chiamato Aleatico. La viticoltura elbana: una vera ricchezza nei secoli. —

Stefano Bramanti

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di Redazione web