Gioco
Polli rubati per scherzo e don Vincenzo andò su tutte le furie: così ha vinto la Fortezza
Viaggio nell’ambientazione del rione che ha trionfato alla Festa dell’Uva Fasolino felice: «Ha prevalso il nostro modo di essere allegri, grazie a tutti»
IL RACCONTO
Stefano Bramanti
Fabrizio Fasolino tocca il cielo con un dito dopo la vittoria di domenica della festa dell'uva numero 24. Il capo rione della Fortezza mette in archivio, con entusiasmo, l'ottava vittoria e il successo porta ad insidiare il Baluardo, il rione che ha 9 vittorie e che purtroppo è arrivato ultimo in questa edizione della manifestazione folkloristica, frequentata ogni anno da quasi 3000 ospiti. «Ringrazio tutti – ha detto al Tirreno Fasolino – vince il nostro modo di essere allegri, vivaci e soprattutto uniti, abbiamo creato con poco uno scorcio di vita paesana quotidiana di 58 anni fa, con la gente che lavorava, gente che faceva la spesa, altri che spettegolavano e bimbi che giocavano spensierati. Questo siamo noi e ringrazio tutti coloro che hanno partecipato prima e dopo, sacrificando un po' del loro tempo per la riuscita di una festa magica che ci lega ogni anno per quasi due mesi. L' argomento scelto è stato l'artefice del successo come l'entrata in piazza semplice ma d'effetto e pensare che l'abbiamo preparata due giorni prima, perché sinceramente non ci veniva in mente nulla. Ma alla fine la gallina ha fatto l'uovo, quella gallina che è stata il filo conduttore e l'artefice della vittoria».
La scelta vincente del rione azzurro è stata quella di trasformare le vie e le piazzette del proprio quartiere nel 1961, anno in cui – come si legge nella relazione presentata alla giuria – in una giornata di autunno, di una Capoliveri che affrontava il boom turistico, l'allora parroco don Vincenzo, apparve visibilmente turbato e si aggirava in paese con fare interrogatorio. Il motivo di quello stato d’animo è stato pubblicato all'interno di una raccolta di storie “Gocce di storia capoliverese” e descritto da Maria Teresa Cirri, allora insegnante a Capoliveri. «Don Vincenzo, amante della tavola e del buon vino, possedeva un piccolo pollaio vicino alla spiaggia della Madonna delle Grazie. Una notte un gruppo di cinque persone, capitanato dall'allora medico del paese, il dottor Russo, Vinicio Della Lucia, la maestra Cirri e altre due colleghe, raggiunsero quel luogo con l’intento di rubare i polli al prete. L’impresa riuscì perfettamente e i polli rubati si trasformarono in un pranzo delizioso. Il prete, su tutte le furie, denunciò il fatto al maresciallo Castellacci, il quale non fece altro che consolarlo. Accadde però che qualche giorno dopo, un po’ pentiti dell’accaduto, i furfanti andarono proprio dal parroco a confessarsi e a chiedere perdono al signore per il furto. Quest’ultimo, vincolato dal segreto del confessionale, non poté battere ciglio di fronte alla confessione e ingoiò in silenzio ciò che gli era stato appena svelato». L'episodio evidentemente rappresentato dagli attori di strada magistrali che possiede il rione Fortezza è stato davvero esilarante e ha conquistato la giuria unitamente a tutte le ambientazioni della vita quotidiana di allora ricostruite con maestria dalle decine e decine di volontari.
Nei prossimi giorni Il Tirreno racconterà con tanto di foto le ambientazioni di tutti i rioni della Festa dell’uva. —
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