Sicurezza
Il blitz in montagna per dare la benedizione alla nuova croce di ferro
Circa quaranta portoazzurrini non si sono tirati indietro davanti all’impresa d’inerpicarsi lungo lo stradello che porta in cima al monte Mar di Capanne
PORTO AZZURRO. Non si sono tirati indietro circa quaranta e passa portoazzurrini davanti all’impresa d’inerpicarsi lungo lo stradello che dal campo sportivo comunale porta in cima al monte della Croce (290 metri sul livello del mare), giusto per essere lassù ad assistere alla cerimonia religiosa della benedizione della croce di ferro, emblema del paese, completamente rifatta dopo la distruzione di quella che c’era prima un anno e mezzo fa.
Si sono dati appuntamento l’altra mattina presto e insieme con don Francesco Guarguaglini, cappellano del carcere di San Giacomo e parroco di Rio nell’Elba, sono arrivati in vetta, sul punto in cui è stata issata la croce metallica.
Era stata la stessa amministrazione di Porto Azzurro e un gruppo di altri cittadini, compreso pure l’artigiano che l’aveva costruita, Aurelio Squarci, a ricollocarla nel punto esatto in cui il fortunale l’aveva abbattuta.
Per la cronaca presente alla cerimonia anche il fabbro Squarci, quasi ottantenne che non se l’è sentita di rinunciare alla salita per presiedere alla benedizione. Anche se le condizioni del tempo non erano ideali per la scalata (a un certo momento è iniziata a scendere anche una pioggerellina, ma per fortuna poi è riapparso il sole) il gruppo di cittadini si è dichiarato soddisfatto dell’impresa.
«Ciò che ci rende felici – ha concluso Fabrizio Grazioso, presidente del consiglio comunale – è il constatare che molte persone raggiungono la croce e lasciano un ricordo del loro passaggio legato ai ferri di sostegno».
Il 22 maggio scorso le quattro campane della chiesa di San Giacomo, a Porto Azzurro, alle 7,05, hanno cominciato a suonare per venti minuti. Alla stessa ora, un drappello di uomini (poco più di una ventina), che il sindaco del Comune di Porto Azzurro Maurizio Papi ha ribattezzato “I Cavalieri della Croce”, hanno finito di sistemare sul piedistallo che avevano preparato nei giorni precedenti la croce in lega di alluminio, simbolo del paese.
Nello stesso punto in Cima del Monte Mar di Capanne in cui, nella notte del 17 gennaio del 2018, le forti raffiche di libeccio avevano fatto cadere quella precedente che era in ferro battuto.
Una storia, quella della croce in ferro battuto, lunga cento anni. La prima volta fu costruita utilizzando le rotaie dei trenini a scartamento ridotto delle miniere di Terranera nel 1919. Nel 1939 fu sostituita con una più grande, questa volta alta 12 metri.
Mutilata, prima da un braccio poi nell’altro (in ambedue i casi sostituiti e rimontati a tempo di record) e poi fu definitivamente abbattuta nell’inverno scorso. Sono stati 14 i mesi di lavoro intenso, come quello svolto da Aurelio Squarci che ha realizzato l’opera impiegando un tipo di alluminio speciale con la base in acciaio zincato, più resistente alle intemperie e alle folate di vento.
Tutto è stato fatto con i soldi dell’amministrazione comunale di Porto Azzurro, che ha voluto a tutti i costi ripristinare il simbolo. —
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