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Fondi finanziari contro Onorato, il giudice si riserva la decisione

Simone Gallotti
Fondi finanziari contro Onorato, il giudice si riserva la decisione

I detentori del bond da 300 milioni mettono in dubbio la solvibilità di Moby. Il caso esploso dopo la vendita di due navi: per l’armatore sono solo speculazioni

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PORTOFERRAIO. Ancora qualche giorno di attesa, forse qualche settimana. Non di più però, perché l’urgenza di una decisione così importante e che riguarda una compagnia da quasi 6 mila di-pendenti, spingerà il Tribunale ad esprimersi velocemente. Giovedì a Milano la presidente del tribunale fallimentare Alida Paluchowski dopo un’ora e mezza di udienza si è riservata di decidere sull'istanza di fallimento del gruppo Moby presentata dal gruppo di hedge fund che detengono il bond di Moby.

Si tratta di quei 300 milioni che la società della famiglia Onorato aveva messo in circolazione per sostenere i piani di sviluppo del gruppo e che poi sul mercato secondario erano stati acquistati dai fondi stessi. E sono proprio gli investitori ad aver puntato il dito contro Onorato, sino alla rottura con la richiesta di fallimento che giovedì è stata sostanzialmente rinviata perché ai giudici serve più tempo per studiare le carte di un caso complesso.

L’ATTACCO DEI FONDI

Gli hedge fund hanno lanciato l’attacco dopo che la compagnia ha annunciato all’inizio del mese scorso la cessione di due navi, tra le più nuove della flotta, in cambio di due traghetti di una compagnia danese (Dfds) più vecchi.

È su questo che si basa l’istanza: per i fondi c’è un'insolvenza prospettica e futura, prevedibile nel febbraio 2020 quando Moby dovrà pagare la cedola sui bond. È la gestione a preoccupare gli hedge fund: in sostanza accusano la famiglia Onorato di non gestire al meglio la compagnia. Moby ha risposto ricordando che non è insolvente e ha sempre rispettato le scadenze. Non solo: «Onorato Armatori è sotto attacco da parte di fondi speculativi, con sede in paradisi fiscali, che mirano ad attaccare il patrimonio dell’azienda il cui valore supera il miliardo di euro», aveva tuonato il patron Vincenzo Onorato. I risultati della semestrale erano in miglioramento, ma il mercato dei bond del Lussemburgo dopo la mossa dei fondi, ha reagito male e il valore del bond è sceso vertiginosamente.

COSA PUÒ SUCCEDERE

Il futuro della compagnia che gestisce i traghetti che collegano le isole al continente, è appeso così alla decisione del Tribunale. I giudici potrebbero rigettare o accogliere in toto le richieste dei fondi. La terza opzione è l’accoglimento parziale delle richieste dei fondi, ma potrebbe anche arrivare la nomina di un commissario al timone della compagnia. Tutte le strade sono quindi aperte, forse anche il passo indietro sulla mossa che ha scatenato i fondi, la cessione delle due navi a Dfds. Ma solo una di queste opzioni è favorevole agli Onorato che hanno respinto le “accuse” dei fondi. Moby ha una flotta di 17 traghetti (il gruppo in totale sfiora le 50 unità) e sino al 2020 ha in gestione alcune rotte in “continuità territoriale”, con costi coperti da denaro pubblico (70 milioni di euro) che garantiscono anche nei mesi invernali i collegamenti tra le isole e il continente. Onorato ha creato un player nazionale che si è rafforzato dopo l’acquisizione di Tirrenia.

SHIPPING E FONDI

Non è la prima volta che le società armatoriali italiane vanno alla guerra con gli hedge fund.

Quella degli Onorato, una compagnia fondata dalla famiglia nel 1959 a Napoli dal padre di Vincenzo, è solo l’ultima in ordine temporale. Il tema preoccupa le associazioni: Assarmatori si è schierata Moby, attaccando i fondi speculativi. Ma anche Confitarma, a cui Onorato ha fatto la guerra in passato, ha difeso la compagnia. —
 

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