Gioco
Dalmine piattaforma nel Mediterraneo per i tubi del petrolio E la produzione vola
Da Piombino esportati i prodotti degli altri stabilimenti Intanto si punta su nuovi progetti per aggredire il mercato
In un momento di grandi cambiamenti e di ripresa di una certa fiducia per le maggiori industrie piombinesi (Acciaierie passate a Jsw e Magona a Liberty Steel), la terza fabbrica storica continua a tenere il mercato cercando anche di ampliare la propria attività. Stiamo parlando della Dalmine che in passato ha occupato anch’essa centinaia di lavoratori, ora nel gruppo Tenaris e ridimensionata, ma sempre dinamica nel segmento di produzioni di tubi e affini. I dipendenti sono 102, una cifra stabile da tempo, più devono essere aggiunti i lavoratori delle ditte dell’indotto che portano il totale intorno alle 150 unità. L’attività del sito è tradizionalmente dedicata alla laborazione-finitura di tubi per applicazioni idrotermosanitarie per il settore delle costruzioni industriali e civili, e per l’impiantistica.
Ma recentemente in Dalmine si è aggiunta anche l’attività di servizi per il settore (OcTg - Oil Country Tubular Goods, quindi settore petrolifero) che riguarda tubi prodotti in altri stabilimenti Tenaris (principalmente in Italia, Messico, Argentina) e poi spediti a Piombino dove vengono eseguite attività di stoccaggio di lungo periodo, preparazione all’utilizzo nei pozzi on-shore e off-shore e consegna nell’area del Mediterraneo. A regime questa attività porterà a Piombino uno stock di 3mila tonnellate, e infatti per poter offrire questo servizio è stata recentemente ripristinata un’area dello stabilimento dismessa. La produzione (da giugno 2018 a giugno 2019) è stata quasi di 50mila tonnellate, con una crescita del 30% rispetto al passato, cifra ragguardevole anche se per il prossimo anno è prevista una lieve flessione. La produzione destinata all’estero è del 35% sul totale, il doppio rispetto agli anni scorsi, in paesi europei e del Nord Africa. Per quanto riguarda l’impiantistica, sta purtroppo subendo un rallentamento negli ultimi mesi, e per il 2020 - dicono in azienda - sarà decisivo lo sblocco dei grandi cantieri italiani ed europei, che in parte dipende anche da scelte politiche (come lo sblocca-cantieri). Inoltre c’è da tenere d’cchio la politica sui dazi dell’Unione europea. Industria ormai globalizzata con le multinazionali, e Piombino non ne è certo esente.
Dalmine punta però su nuovi prodotti. Sta lavorando sui tubi di polietilene di colore giallo, c’è poi la verniciatura dei tubi in Fbe (Fusion bonded epoxy) per applicazioni in ambienti corrosivi. Gli investimenti effettuati nell’anno ammontano a circa due milioni di euro, destinati a proseguire il revamping gru carroponte, il ripristino della seconda linea sottostazione elettrica, l’ammodernamento uffici. Si lavora anche per installare una nuova macchina per connessioni “sprinkler”, cioè un aumento gamma dimensionale lavorata a Piombino. «Le prospettive per Piombino sono legate all’andamento della congiuntura economica nazionale ed europea rispetto alla quale ci sono segnali di incertezza e di stagnazione» dice l’ingegner Fabio Saita, direttore dello stabilimento di Piombino. «Siamo comunque sempre commercialmente attivi nella ricerca di nuovi spazi di mercato. Il supporto istituzionale, nazionale, ma anche locale, deve però comprendere - conclude - le necessità industriali». —
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