Il Tirreno

la questione territoriale 

«Parlano di Unione dei Comuni salvo poi smentirsi nei fatti»

C.G.

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campiglia. «Invieremo l’osservazione al Piano regionale cave come Comune di Campiglia Marittima, non come ufficio di piano (struttura tecnica sovracomunale ndr), perché quest’ultimo, per volontà del sindaco di Piombino Francesco Ferrari, non è stato rinnovato, nonostante le ripetute sollecitazioni da parte nostra. Il parere dell’ufficio di piano coordinato, di cui fanno parte Piombino e Campiglia, avrebbe senz’altro avuto più peso in Regione. È dunque singolare come a Piombino la maggioranza che sostiene il sindaco porti in discussione i temi che riguardano l’Unione dei Comuni, salvo poi smentirsi nei fatti. Quella delle attività estrattive è una partita importante e sarebbe stato meglio affrontarla insieme». Le parole sono della sindaca di Campiglia Marittima Alberta Ticciati, che si è espressa così il 3 ottobre, presentando il percorso che la sua amministrazione intende intraprendere per la presentazione delle osservazioni al Piano regionale cave.

Ticciati ha fatto riferimento alla proposta di creare, in Val di Cornia, un nuovo patto territoriale. In tal senso è stato redatto un documento che sarà presentato, sotto forma di mozione, nei consigli comunali di Piombino, Campiglia, Suvereto e San Vincenzo. Il testo porta le firme di Luigi Coppola (Fi-Udc-Civici popolari liberali Piombino), Vittorio Ceccarelli (Lega Piombino), Marco Viti (Lista Ferrari sindaco Piombino), Mario Atzeni (Lavoro & Ambiente Piombino), Monica Bartolini (Ascolta Piombino), Luca Baragatti (Fratelli d’Italia Piombino), Nicola Bertini (Gruppo 2019 Campiglia), Nicola Giudici (Assemblea popolare Suvereto) e Fausto Bonsignori (San Vincenzo Futura).

Nel documento è contenuta, appunto, l’idea di «un nuovo patto territoriale, essenziale per il futuro della Val di Cornia, che ha bisogno e urgenza di scelte strategiche chiare e di istituzioni in grado di perseguirle. Oggi, nel momento della necessità, è più che mai evidente quanto sia urgente ritrovare una dimensione sovracomunale per incidere concretamente nella realtà economico-sociale. Per questo motivo proponiamo di costituire l’Unione dei Comuni della Val di Cornia, uno strumento di cui, dopo la soppressione del Circondario, si sente la necessità. Solo in questo modo ciascun ente potrà confrontare e discutere i propri problemi in una cornice istituzionalmente riconoscibile, garantendo maggior forza alle istanze provenienti dal nostro territorio e maggior efficacia agli strumenti amministrativi». Relativamente all’atto, Ticciati ha aggiunto: «Nell’ordine del giorno riguardante l’Unione dei Comuni, non si sa bene a che titolo, si mette in discussione anche il piano intercomunale di Campiglia e Piombino, senza che Campiglia sia stata coinvolta in una discussione che riguarda un lavoro faticosamente portato avanti con risorse pubbliche». –

C.G.

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