Variante urbanistica è sfida al calendario: un’area verde al posto dei rifiuti
La giunta approva l’atto di indirizzo atteso da mesi: il via alla procedura da chiudere entro il 30 novembre
PIOMBINO. Annunciata da mesi. Promessa in campagna elettorale. In zona cesarini la giunta comunale di Piombino delibera l’avvio della procedura di variante urbanistica per l’area denominata LI53, ovvero la discarica abusiva coperta da cumuli di rifiuti siderurgici. Si tratta di un atto d’indirizzo, che dà il via all’iter che interessa l’intera area in uso a Rimateria. La procedura, a norma della legge regionale 65 del 2014, prevede dei tempi incomprimibili. Da qui il rischio che la volontà dell’amministrazione, guidata dal sindaco Francesco Ferrari, non riesca a concretizzarsi. C’è infatti un termine perentorio. Il Regolamento urbanistico approvato nel 2014 ha efficacia per cinque anni. A maggio scorso sono decadute tutte le previsioni. Mentre le varianti urbanistiche sono possibili entro la fine di novembre.
«Questa variante – dice il sindaco Ferrari – impedirà il raddoppio dei volumi della discarica a Ischia di Crociano, disegnando un futuro nuovo per l’intera area. Interesserà la ex Asiu ormai esaurita, la ex Lucchini, la ex Lucchini messa in sicurezza, la LI53 su cui poggiano i cumuli di rifiuti siderurgici e le aree dove insiste quel che rimane degli impianti Tap. Con la variante semplificata di oggi, l’attuale destinazione cambierà in favore di un’area verde impedendo, di fatto, che venga utilizzata per il conferimento e il trattamento dei rifiuti speciali». Che aggiunge: «È doveroso precisare che le varianti conservano una clausola di salvaguardia per tutelare le autorizzazioni già concesse: ciò significa che non è possibile agire sul cono rovescio, per cui Rimateria ha già ricevuto il nulla osta al conferimento. Lo strumento urbanistico agisce sulla pianificazione del territorio: così l’amministrazione individua l’utilizzo futuro della zona. Ovviamente, questa operazione sarà affiancata dal lavoro di pianificazione puntuale che ci accingiamo a fare con la correzione del Piano strutturale prima della sua definitiva approvazione».
L’indirizzo politico dato dal Comune è chiaro. Cosa diversa è trovare gli spazi di manovra per attuarlo. Da qui le perplessità sui tempi con cui la giunta comunale è arrivata ad approvare una delibera d’indirizzo che, stando alla campagna elettorale e alle sollecitazioni del Comitato di salute pubblica, doveva essere uno dei primissimi atti del mandato amministrativo di Ferrari.
I mesi, invece, sono trascorsi. E si è arrivati a varare l’atto d’indirizzo l’1 ottobre, a ridosso della scadenza del 30 novembre. Qual è l’iter? Sulla delibera sono chiamati a pronunciarsi i consigli di quartiere con un parere, che non è vincolante, entro venti giorni. Dopo l’atto passerà al voto del consiglio comunale per l’adozione, a cui deve seguire la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana (Burt). Dal giorno dell’avvenuta pubblicazione decorrono i trenta giorni per presentare le osservazioni alla variante urbanistica. E nel caso, quasi certo, anche in considerazione della partita in gioco, che vengano presentate osservazioni la procedura prevede un nuovo consiglio comunale in cui esaminare le controdeduzioni e approvare la variante urbanistica.
Il sindaco Ferrari tuttavia sembra non avere dubbi. «La variante è ampiamente motivata dalla visione che abbiamo per lo sviluppo di Piombino – dice –: la nostra città non può e non deve diventare un polo dei rifiuti, dobbiamo salvaguardare sia la nostra salute che quella delle future generazioni. Non è giusto che Piombino debba convivere con una realtà che ha così tante conseguenze sulla salute e sull’economia del territorio. Dobbiamo costruire un futuro nuovo puntando a valorizzare le bellezze e sfruttando le potenzialità turistiche: è impossibile pensare di farlo con una discarica maleodorante che si affaccia sull’unica strada di accesso alla città e così vicina alle abitazioni, con tutte le conseguenze che ciò comporta». E conclude: «Stiamo costruendo le nuove fondamenta della città. Ma non possiamo pensare che ciò sia sufficiente: molti sono i temi che entrano in campo in questo percorso. Uno su tutti interessa le bonifiche. Per questo, dobbiamo costringere la politica nazionale a interessarsi veramente alla condizione ambientale del territorio». —
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