Il Tirreno

sanità 

Ospedale in affanno Il sindacato Fials striglia istituzioni e forze politiche

M.M.
Ospedale in affanno Il sindacato Fials striglia istituzioni e forze politiche

«Nessuno esamina gli atti di programmazione della Asl» Punto nascita, carenze di organico e impegni disattesi

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piombino. Riduzione di servizi e nuove promesse. Non ha dubbi la segretaria provinciale Fials Daniela Boem sulla realtà sanitaria della Val di Cornia. Il tutto a partire dal progetto di ospedale unico tra i presidi di Cecina e Piombino messo in campo dall’Azienda sanitaria Toscana Nord ovest e che per la sindacalista «costituisce un errore programmatico e gestionale – dice –. L’unificazione non ha creato le condizioni per acquisire il rango di ospedale di 1º livello previsto dal Decreto ministeriale 70 del 2015, la cosiddetta legge Balduzzi. I due presidi sono rimasti due ospedali zonali, con la presenza di un numero limitato e dimensioni ridotte di specialità. Una scelta come era prevedibile che avrebbe determinato una distribuzione delle attività tra i due presidi». E quel che è più grave per Boem è che «nessuno ha voluto affrontare nel passato e nel presente tale assetto e nessuno dalle istituzioni ai partiti politici esamina ed evidenzia i contenuti degli atti di programmazione della Asl Toscana Nord ovest».

La programmazione dell’Azienda sanitaria, «approvata dalla Conferenza dei sindaci e condivisa da Cgil, Cisl e Uil, prevedeva la chiusura del Punto nascita disponendo che i parti fossero effettuati nell’ospedale di Cecina e indicava la necessità di “ottimizzare i percorsi ospedale territorio per erogare le prestazioni di elevato livello qualitativo minimizzando i disagi per le donne” – sottolinea la sindacalista –. Dopo anni trascorsi operando in regime di deroga al di fuori dal rispetto dei requisiti nazionali previsti per i punti nascita è arrivata la chiusura». In questo lungo arco di tempo «potevano essere richieste le assunzioni per avere nelle 24 ore il personale necessario, un pediatria, un ginecologo, un anestesista, ma ciò non è stato colpevolmente fatto. Oggi, a chiusura avvenuta le condizioni di difficoltà e i disagi per le donne sono evidenti e i trasferimenti a Cecina sono in atto».

In questo quadro la segretaria Fials si chiede di conoscere com’è stata realizzato il percorso ospedale territorio e quali misure organizzative sono state adottate per garantire la sicurezza e minimizzare i disagi alle donne. «La direzione della Asl convoca solo i sindacati “amici” Cgil, Cisl e Uil con i quali ha condiviso la scelta della chiusura del Punto nascita in aperta violazione, per l’esclusione di altri sindacati rappresentativi, della legge e delle regole vigenti in materia di relazioni sindacali». Il risultato? «Una attivazione di una pronta disponibilità per ostetrica e ginecologo nei giorni festivi e nelle ore notturne». Ma soprattutto «qualcuno è convinto che sia una misura ai problemi presenti, mentre potrebbe prefigurare la pietra tombale alla riapertura del Punto nascita». Rimane ancora in vigore il protocollo che prevede «con un corsettino di sei ore l’espertizzazione degli infermieri per gestire i trasferimenti delle gestanti, che risulta non solo in contrasto con le competenze professionali degli operatori ma anche incongruo per il ruolo loro assegnato».

Il sindacato autonomo rileva, inoltre, il permanere delle carenze nella dotazione organica degli ortopedici che determinano i trasferimenti di parte degli utenti dalle ore 20 in poi all’ospedale di Livorno. «Analoghe difficoltà si registrano nel settore dell’urologia». Inoltre, Boem ricorda che la programmazione del 2018 «prevedeva un incremento delle prestazioni ortopediche, oculistiche, l’attivazione del reparto psichiatrico, l’emodinamica. Non vi è traccia di finanziamenti e di date certe per l’attuazione di tali realizzazioni».

Tira una riga la segretaria Fials e trae le sue conclusioni. «La direzione aziendale ha la responsabilità di non avere disposto un piano dei fabbisogni e un reclutamento del personale adeguato alle necessità di garantire i diritti ai cittadini e ai lavoratori – conclude –. Nessuna critica e nessuna richiesta di dimissioni della direzione aziendale, che ha la responsabilità dei disagi che sopportano i cittadini e i lavoratori, è stata avanzata dalle forze politiche e dalle istituzioni. Assistiamo, anzi, a confuse dichiarazioni di circostanza che rimandando a future nuove programmazioni la soluzione dei problemi presenti e nei fatti dimostrano la condivisione delle scelte aziendali».

Il Fials agirà nelle sedi competenti per tutelare i propri diritti contro «le ripetute azioni della direzione aziendale tese a escluderlo dai momenti di contrattazione e confronto e si impegnerà in una azione contro le scelte della direzione aziendale chiamando alla mobilitazione i lavoratori ed i cittadini». —M.M.

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di Redazione web