Il Tirreno

l’anniversario 

Istituto di biologia marina Trent’anni di didattica, studi ed esperimenti

Francesca Lenzi
Istituto di biologia marina Trent’anni di didattica, studi ed esperimenti

Il professor Bedini chiede alla nuova amministrazione che vengano recuperati i locali interessati dal progetto del Centro per le ricerche oceanografiche

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PIOMBINO. Sta per compiere 30 anni l’Istituto di biologia ed ecologia marina, nato nel 1990, ma già esistente in forma embrionale tre anni prima come Centro studi di biologia marina, creato all’epoca del sindaco Paolo Benesperi con un laboratorio e acquari nell’ex falegnameria comunale in via Mazzini.

Da subito l’istituto ha iniziato a collaborare con l’Università di Pisa. All’inizio le attività erano rivolte soprattutto all’acquario marino. Con l’intervento dell’Usl e del dottor Mario Bucci fu acquistato un laboratorio di elettrofisiologia per effettuare ricerche sulla possibilità di vedere i colori in specie marine. Studi ed esperimenti realizzati dai professori Marcello Brunelli e Walter Francesconi del dipartimento di fisiologia e biochimica dell’Università di Pisa. Nel 1992 il primo convegno nazionale a Piombino di elettrofisiologia con scienziati provenienti da Pisa, Genova, Padova e dall’Istituto Pasteur di Parigi. A Piombino quindi hanno effettuato ricerche con l’Ibem professori di fama internazionale compreso il già citato Francesconi e la moglie Fulvia Berton, attualmente ricercatori alla Scripps research institute in California.

«Nel 1995, con il sindaco Luciano Guerrieri, fu istituito in Palazzo Appiani il Centro ricerche per le tecnologie avanzate per lo studio dell’ambiente marino – ricorda il professor Roberto Bedini, da sempre direttore dell’Istituto di biologia ed ecologia marina – Il continuo crescere dell’importanza scientifica del centro di ricerca piombinese fece sì che nel 2003 l’amministrazione Guerrieri realizzò con l’Ibem un progetto, approvato dalla Regione e dalla Comunità Europea, per trasformare l’ultimo piano di Palazzo Appiani in uno dei più grandi centri di ricerca di biologia marina d’Italia, il Centro per le ricerche oceanografiche e biologiche».

«L’ultimo piano di Palazzo Appiani – va avanti Bedini – fu modificato totalmente con doppie pareti all’interno delle quali furono posizionate tubazioni per il gas insieme a tubazioni dell’acqua, pompata nel porticciolo di Marina. Il tutto unito all’acquisto di strumentazioni che fecero di questo centro uno dei più importanti d’Italia. Purtroppo successivamente quei locali furono trasformati in uffici del Comune. Ecco – prosegue Bedini – approfitto dei 30 anni dell’istituto per chiedere alla nuova amministrazione, che si è proposta come rinnovamento, di comprendere la reale importanza della nostra struttura, unica sia nell’ambito di ricerca che nella didattica. E chiediamo che i locali interessati dal progetto del Centro per le ricerche oceanografiche siano recuperati per la destinazione originaria».

La didattica, altro fiore all’occhiello dell’istituto che, ogni anno, accoglie sempre più classi e studenti, anche da fuori Italia. Istituto che ha una sala da proiezione con 60 posti, una sala mensa, un acquario con vasche dotate di acqua pompata direttamente dal mare, un museo degli animali marini con circa 300 esemplari, un museo Cites con reperti animali e vegetali protetti, un laboratorio con 4 stereomicroscopi e attrezzature di altissimo livello, e uno didattico con 14 stereomicroscopi; infine, una videoteca con oltre seimila immagini di organismi marini, una biblioteca scientifica e un laboratorio sull’isola di Pianosa dove l’istituto è presente dal in collaborazione con il Cnr Ismar. —

Francesca Lenzi

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