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Cave a Canneto e a San Martino Il Comune pronto alle barricate

Giorgio Piglia
Cave a Canneto e a San Martino Il Comune pronto alle barricate

Le due previsioni sono contenute nel Piano regionale delle attività estrattive Il sindaco: «Siamo pronti a organizzare clamorose forme di protesta»

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Monteverdi. «Hanno deciso di trasformare il Monte Canneto in una enorme cava: 100 ettari del versante a mezzogiorno destinati all’estrazione di calcare. Non solo: hanno individuato anche un’area estrattiva a San Martino, proprio sotto Monteverdi. Te lo immagini? Via vai di camion, polveri, rumore… No, noi ci opporremo in tutti i modi! ». È un sindaco fortemente irritato quello che scorre testi e planimetrie del nuovo Piano cave della Regione. Nel suo ufficio la tensione è palpabile mentre il primo cittadino Francesco Govi con il vicesindaco Alessandro Ferri e il consigliere Carlo Quaglierini prepara la controffensiva da mandare in Regione. Perché è lì, nella sede del consiglio regionale il 31 luglio scorso che si è messa nero su bianco una scelta che Monteverdi rifiuta senza se e senza ma: l’adozione del Piano regionale cave, che tra le altre decisioni sembra rispolverare un vecchio progetto sul Monte Canneto, respinto dopo furibonde polemiche locali negli anni Novanta: e per soprammercato ci aggiunge San Martino, una bella località a est del capoluogo.

Comunque vada a finire, la notizia fa male a Monteverdi proiettato com’è verso la valorizzazione turistica del suo territorio. Ed ha pure un retrogusto amaro: il 21 settembre il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani era a Monteverdi dove è intervenuto a una conferenza su Cosimo I de’ Medici, ha incontrato gli amministratori locali e parlato a lungo di politica (le candidature alle elezioni regionali), ma dei risvolti monteverdini del Piano cave nemmeno un cenno.

Il 24 settembre la decisione consiliare regionale è arrivata sul tavolo del sindaco. «Sono furente, non ci si comporta così, questa decisione la considero un’offesa sul piano politico e un atto assurdo sul piano pratico. Come è possibile trasformare il Monte Canneto e l’area sotto San Martino in zone di estrazione? Ma non si sono accorti che a poca distanza ci sono il borgo di Canneto, poderi sparsi abitati, vigneti, uliveti, la nostra principale centrale del teleriscaldamento? Non hanno considerato un rapporto che già nel 1992 spiegava che l’asportazione di calcare dal Monte Canneto avrebbe danneggiato le risorse idriche del territorio? E poi – conclude Govi – per noi sarebbe tutta un’operazione a perdere: qualche posto di lavoro, forse nemmeno le dita di una mano, contro un danno enorme all’ambiente, al paesaggio, all’immagine di Monteverdi e Canneto luoghi turistici. Ci opponiamo e se non ci danno ascolto organizzeremo clamorose forme di protesta». Dalle parole ai primi fatti: già in giornata è partita dal Comune l’opposizione scritta di Monteverdi, preceduta da un giro di telefonate ai politici eletti da queste parti. Uno dei quali, il consigliere regionale Antonio Mazzeo, getta un po’ d’acqua sui furori monteverdini: «L’ultima parola è del Comune, l’autorizzazione finale all’estrazione è nelle sue mani”. Ma non basta a tranquillizzare gli amministratori locali. —

Giorgio Piglia

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