Sicurezza
Forte St. Cloud, i Responsabili scrivono alla Soprintendenza
L’associazione chiede più attenzione all’ente e mette in fila gli interventi che hanno compromesso il decoro della città medicea
PORTOFERRAIO. Non sono andati giù all’associazione “Responsabilità in Comune” i lavori in corso nell’area del Forte St. Cloud, a poche decine di metri dalle banchine del porto. Per questo motivo il gruppo ha deciso di scrivere alla Sopritntendenza per i beni storici, culturali e paesaggistici delle Province di Pisa e Livorno. Nel mirino dei “Responsabili” «il susseguirsi di opere e interventi sul territorio portoferraiese impattanti e spesso dannosi sui beni pubblici che la Soprintendenza dovrebbe invece tutelare in concorso con gli enti locali, e in particolar modo il Comune». Un’altra voce critica che si aggiunge a quella di Italia Nostra, mentre il Comune è intervenuto pubblicamente per spiegare come l’intervento in oggetto non comprometta i resti del Forte, ridotti ai minimi termini dopo i vari insediamenti industriali che hanno interessato la zona. Per l’associazione Responsabilità in Comune, invece, i lavori alla collina del Lazzeretto sono solo l’ennesimo caso di una trascuratezza diffusa. «L’elenco è sterminato: si va dalla messa a repentaglio e al danneggiamento continuo del lastricato di pietre di marmo rosa di cui la città era interamente coperta al momento della sua fondazione su ordine di Cosimo de’ Medici e che è stata divelta in una larga parte del centro storico e là ove resiste subisce sfregi inenarrabili. L’ultimo caso è quello delle scalette che da Via all’Amore conducono a Piazza Traditi che sono state letteralmente squarciate per lavori alla conduttura dell’acqua; all’identica sorte toccata a Via Bisdomini, a via delle Galeazze e in molti altri punti della città. Si passa poi al degrado dovuto anche alla cessione non si sa quanto legittima di parte delle fortificazioni medicee (Forte Stella su tutti) con le croci lorenesi divelte dalle altane, con le garitte delle guardie adibite a bagni, alla residua parte del cammin di ronda della Calata Mazzini incastonata di alluminio anodizzato, al degrado spaventoso presso il Bastione di Santa Fine, oggetto di restauro solo parzialmente, e sommerso – insieme al prospiciente Lazzeretto – da una vegetazione infestante e chiuso ormai da tempo immemorabile al pubblico. Si passa poi alla rovina incipiente del Palazzo di Coppedé, degli ex macelli comunali, di parte delle caserme edificate sul viale delle Ghiaie nel 1936 e ormai abbandonate da 20 anni. Per giungere alla scarsissima cura dedicata all’area archeologica della Linguella. Ultima in ordine cronologico, ma non di gravità è l’opera di sbancamento che sta in questi giorni avvenendo sulla collina del Lazzeretto». «Ci appare evidente –insiste l’associazione – che, nel meccanismo di collaborazione tra amministrazioni cui è affidata la tutela delle nostre emergenze storico-architettonico-paesaggistiche, qualche cosa, negli anni, non abbia funzionato a dovere». —
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