Il Tirreno

campagna di ricerca 

Ora si ricostruisce la storia dall’antica stazione ad Aiòn

Cecilia Cecchi
Ora si ricostruisce la storia dall’antica stazione ad Aiòn

Ai confini della villa romana ancora in corso “opere di giardinaggio” per la pulizia Zanini (Università di Siena): «Non si scava, c’è da fare manutenzione e studiare» 

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All’ingresso, appoggiato alla recinzione, c’è già l’arte contemporanea che dal 2014 promuove l’archeologia di Riotorto. Sempre quel “The nest” (il nido) frutto della creatività di Antonio Mazzolari, allora studente del liceo artistico “Duccio di Buoninsegna” di Siena, insieme a un’equipe di “colleghe”; nido che incuriosisce e attira chi passa sull’Aurelia e per questo – a breve – cambierà posizione, allontanandosi dalla scritta di benvenuto al sito archeologico di Vignale.

Ai confini della villa romana ancora in corso “opere di giardinaggio” e pulizia. Mentre gli studenti sono già impegnati sulle aree tra le più antiche della villa, le prime ad essere state riportate alla luce. È appena cominciata la nuova campagna di ricerca a Vignale Riotorto diretta – sin dall’inizio, dal 2003 – da Enrico Zanini ed Elisabetta Giorgi (dipartimento scienze storiche e dei beni culurali dell’Università di Siena). I sito è quello del progetto “Uomini e cose a Vignale”, dalla ricerca all’archeologia pubblica che nel corso degli anni ne ha davvero raccontate di storie passando dalla stazione di sosta alla villa romana, dal grande mosaico di Aiòn, Signore del tempo alle terme.

Posato il decespugliatore Enrico Zanini torna archeologo: «Passando sull’Aurelia – dice –, si ha quasi la sensazione che niente sia cambiato rispetto agli anni scorsi, ma non è così, perché quest’anno a Vignale non si scava. Uno scavo archeologico non è solo scoperta e ogni tanto c’è bisogno di fermarsi, soprattutto quando i siti che capita di scavare sono così ricchi».

«Da quando è iniziata la riscoperta archeologica di Vignale nel 2003 – ricorda il professore –, ogni anno lo scavo è cresciuto in estensione, con nuove aree e nuovi edifici che sono stati via via riportati alla luce: la stazione di sosta, la villa, le terme. Abbiamo scelto la strada della grande area perché questo permette a chi si interessa al nostro lavoro di comprendere meglio come era fatto Vignale nel passato e consente a noi di avere sempre la possibilità di aggiornare le nostre ipotesi potendo osservare con occhi di volta in volta nuovi anche le parti del sito scavate da più tempo. È stata sicuramente una scelta vincente – prosegue Zanini –: le persone che hanno interagito in maniera più continuativa col nostro progetto hanno acquistato familiarità con le strutture antiche di Vignale e molti di loro sono adesso in grado di leggere da sole questo incredibile palinsesto di storie. Scelta vincente – sottolinea – che ci mette anche di fronte a una grande responsabilità perché uno scavo non è solo scoperta ed emozione, ma anche e soprattutto responsabilità diverse. La prima è quella della manutenzione: le strutture antiche hanno bisogno di essere mantenute in vita nel nostro presente attraverso piccoli interventi che le preservino per chi verrà dopo di noi. È una responsabilità a cui nessun archeologo si può sottrarre».

«La seconda – spiega Zanini – è una responsabilità di conoscenza: Vignale è cresciuto velocemente, mettendoci ogni anno davanti a un tema nuovo: le stazioni di sosta e il loro rapporto con la viabilità, le ville tardoantiche e le loro trasformazioni, le terme e la loro evoluzione nel tempo. È arrivato il momento di mettere ordine nelle moltissime informazioni che in questi anni abbiamo raccolto per poter restituire alla comunità che ci sostiene con tanto impegno ed entusiasmo un frammento del passato di questo territorio».

Lavoro accurato che non finisce mai. Anche se quest’anno non si potrà vedere il mosaico di Aiòn, cosa per altro già successa. «Necessari – interviene Elisabetta Giorgi – raccogliere rilievi molto accurati di tutte le strutture, dati sulla loro tecnica edilizia e sui materiali da costruzione e dettagli sulle loro diverse fasi edilizie. Il nostro programma di lavoro per queste quattro settimane è mirato proprio alla manutenzione alla conoscenza – conferma Giorgi –. Queste sono le basi per sviluppare anche nuovi progetti che possano valorizzare il sito: Vignale non ha niente da invidiare a siti molto più noti, ha solo bisogno di essere messo nelle condizioni di poter raccontare tutte le sue incredibili storie. Il cantiere rimane comunque aperto a tutti coloro che vorranno venire a trovarci, così come tutte le nostre iniziative del progetto di archeologia pubblica Uomini e Cose a Vignale». Archeologia “da vivere” fino all’11 ottobre negli orari di lavoro degli archeologi, dal lunedì al venerdì dalle 8, 30 alle 16, 30. –

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