Il Tirreno

Un boato e auto a fuoco, paura in un condominio

Francesca Lenzi
Un boato e auto a fuoco, paura in un condominio

L’episodio su cui indagano i carabinieri accaduto nella notte in viale Michelangelo. Gli abitanti dei piani bassi in strada per il fumo

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PIOMBINO. Un forte boato che ha squarciato il silenzio della notte, seguito subito dopo da un altro di uguale intensità. E a seguire, un paio di minuti più tardi, il camion dei vigili del fuoco a sirene spiegate.

Sono le 1,30 della notte fra lunedì e martedì quando diversi residenti, nella zona di viale Michelangelo, si affacciano alla finestra svegliati dall’inquietante boato e, in alcuni casi, scendono in strada per capire cosa stia succedendo.

La paura è che si tratti di un’esplosione in arrivo da un’abitazione, ma non è così. C’è un’automobile in fiamme in viale Michelangelo, parcheggiata nei posteggi a lisca di pesce subito dietro la curva lato farmacia Tronci.

Ad avvertire le forze dell’ordine è stata una donna che abita nel palazzo sopra il parcheggio, al piano terra rialzato, che hanno visto le fiamme alzarsi proprio sotto le loro finestre. «Ho sentito un forte scoppio – racconta –. Ho tirato su l’avvolgibile e ho visto il fuoco sotto l’auto».

Un’auto praticamente nuova, comprata l’anno scorso, come afferma il proprietario arrivato sul posto nel giro di qualche minuto, bruciata quasi per metà, dalla parte del motore, dopo che il fuoco, in pochi attimi, ha avvolto la parte frontale del mezzo.

I pompieri, sopraggiunti a tempo di record, hanno spento rapidamente l’incendio, che non ha fatto altri danni, ma la paura e la puzza di bruciato, hanno costretto gli inquilini del piano terra rialzato a uscire dai propri appartamenti, compresa una giovane famiglia con due bambine piccole. Tutti rientrati fortunatamente a casa nel giro di un’ora dopo il via libera dei pompieri. I carabinieri, arrivati sul posto dopo l’intervento dei vigili del fuoco, hanno effettuato gli accertamenti del caso, rilevando la presunta natura accidentale dell’incendio, forse un corto circuito. Non sono infatti stati trovati inneschi o materiale che possa far pensare a un atto doloso. Le indagini comunque proseguono.
 

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