Il Tirreno

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La città si è fermata nel ricordo del bombardamento del ‘43

Luigi Cignoni
La città si è fermata nel ricordo del bombardamento del ‘43

Ieri mattina la cerimonia  e la deposizione della corona sulla lapide commemorativa Il sindaco Zini: «Non scordiamo gli orrori della guerra»

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PORTOFERRAIO. Una cerimonia commemorativa del primo bombardamento subito dalla città di Portoferraio semplice, ma allo stesso tempo emozionante quella che ha avuto luogo in piazzetta Giovanni Ageno ieri mattina.

Hanno partecipato le rappresentanze delle forze dell’ordine che operano sul territorio insulare, la Capitaneria di porto, le varie associazioni di corpi militari elbani sia di terra sia di mare, la sezione dei Bersaglieri, una delegazione di studenti in rappresentanza del mondo della scuola, amministratori comunali, compresa la giunta al completo. Non poteva mancare l’associazione nazionale dei combattenti e reduci che ha invitato a presiedere alla cerimonia il suo vicepresidente provinciale, Santo Santini, classe 1922. Pluridecorato, Santini ha iniziato la sua carriera di combattente come marinaio telegrafista imbarcato sui vari incrociatori, poi si è scontrato prima contro gli Inglesi, quindi con loro contro i Tedeschi come partigiano nella brigata Matteotti sul monte Grappa. La cerimonia commemorativa si è aperta, come negli anni passati, aspettando che l’orologio della piazza scandisse le 11,20, ora dell’attacco della squadriglia degli Stukas e come allora il suono della sirena che avvertiva la popolazione dell’imminente pericolo. «Siamo qui – ha detto il sindaco Angelo Zini – per non scordare gli orrori della guerra. Ma soprattutto per non dimenticare chi ha lottato per regalarci la libertà e un mondo di pace». «Eravamo tutti convinti – ha ripreso il vicepresidente provinciale Santini – di costruire tutti insieme un mondo migliore da consegnare ai nostri figli. Custodivamo nel nostro petto questa speranza e per realizzarla saremmo andati anche incontro al plotone d’esecuzione. Eravamo certi della bontà della nostra fede. Le guerre fanno solo inutili stragi. E da oggi in poi – rivolgendosi in conclusione ai giovani – dovremmo fare la guerra al regno della guerra che è foriero di distruzione e morte”. Don Sergio Trespi ha letto la preghiera del milite, quindi sulle note del Silenzio c’è stata la deposizione della corona d’alloro sotto la lapide. —

Luigi Cignoni

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