Sicurezza
Con Liberty verso una nuova primavera della Magona
Lo stabilimento è ora nella top ten dei produttori mondiali «L’obiettivo è incrementare le vendite del 50% in tre anni»
In un periodo storico di grandi cambiamenti nella siderurgia, fatto di fusioni e acquisizioni, Magona ritrova una prospettiva - dopo anni di attività ridotta al minimo - proprio grazie all’acquisizione dell’ex Ilva di Taranto da parte dell’ormai suo ex proprietario, il multimiliardario indiano Lakshmi Mittal. Arcelor Mittal infatti per perfezionare l’acquisto dello stabilimento pugliese ha dovuto sottostare agli obblighi imposti dall’Antitrust europeo, che prevedevano appunto alcune dismissioni per evitare l’eccessiva concentrazione in alcuni segmenti di mercato, in particolare nella zincatura.
Alla fine, dopo un approccio del gruppo cremonese Arvedi, arrivato fino alla firma di un pre accordo poi vanificato dall’Antitrust, e una lunghissima trattativa, lo storico stabilimento piombinese (128 anni di attività) è passato alla Liberty Steel, parte di Gfg Alliance, gruppo internazionale di Sanjeev Gupta, con sede a Londra. Lo stabilimento dal primo luglio ritrova il suo nome originario accompagnato dal quello della nuova proprietà (quindi ora Liberty Magona) che da Arcelor Mittal nell’operazione che ha coinvolto Magona ha acquisito in totale sette stabilimenti e cinque centri di servizio dislocati in sette paesi europei.
Il valore complessivo dell’operazione ammonta a circa 750 milioni di euro. L’operazione ha permesso a Liberty Steel di fare il suo ingresso nella top ten dei produttori mondiali (terzo posto tra gli europei), con una capacità totale di laminazione di oltre 18 milioni di tonnellate. Con Magona sono passate a Liberty Steel le acciaierie di Ostrava nella Repubblica Ceca e Galati in Romania, i laminatoi di Skopje (Macedonia del Nord), Dudelange (Lussemburgo) e due stabilimenti vicino a Liegi, in Belgio, siti che complessivamente danno lavoro a 14mila persone.Dalla data del primo luglio scattano i 100 giorni durante i quali l’azienda, in collaborazione col management locale, i sindacati, i clienti e i fornitori, completerà un’analisi approfondita dei sette stabilimenti per esplorare le opportunità di investimento e sviluppare piani dettagliati finalizzati a una crescita della competitività e all’ampliamento della gamma di prodotti così da sostenere la crescita del fatturato.
Liberty Steel spiega che l’obiettivo è di incrementare le vendite di questi siti di circa il 50% nei prossimi tre anni.Magona, dunque, dopo 10 anni lascia Arcelor Mittal, a cui era approdata dopo essere passata prima dalla gestione Lucchini e poi da quella di Usinor. Lo stabilimento, che dal primo luglio ha un amministratore delegato piombinese, Giovanni Carpino, conta 470 dipendenti. La gestione Mittal aveva confinato la fabbrica in una sorta di limbo: la multinazionale franco-indiana non intendeva cederla per non rafforzare i concorrenti, però di fatto la condannava a un’attività ridotta al minimo, preferendo per questioni di convenienza economica dare più spazio a stabilimenti gemelli del gruppo.
Eppure la Magona nonostante tutto è riuscita a mantenere una produzione di circa 50.000 tonnellate al mese e a conservare il suo mercato nel settore dei laminati piani zincati e preverniciati, continuando a servire importanti aziende (tra i vari settori anche quelli dell’auto e degli elettrodomestici), attratti dalla qualità del prodotto piombinese e del servizio offerto.Certo i bilanci sono andati in rosso negli ultimi anni, il prezzo che Mittal accettava di pagare per mantenere in stand by lo stabilimento, così l’obiettivo numero uno del management è ora quello di ritrovare margini positivi nel più breve tempo possibile.
Tutto ciò in un momento non facile per la congiuntura, specie nello zincato. Finora Magona era bloccata anche nella scelta degli acquisti che dovevano avvenire all’interno del perimetro del gruppo. Gupta invece ha garantito nel suo primo approccio col management locale massima libertà sul mercato. Se ad esempio negli accordi con Mittal al momento dell’acquisizione dello stabilimento piombinese è stata garantita per 5 anni la fornitura di coils a caldo, Magona sarà comunque libera di sondare il mercato, e fare le scelte che riterrà più vantaggiose. Come primo segnale Gupta ha autorizzato un investimento molto importante, dal punto di vista pratico ma anche simbolico: sono infatti già partiti i lavori (5 milioni) per riattivare il decapaggio, che garantirà maggiore versatilità produttiva.
Con l’entrata in funzione dell’impianto, pronto all’inizio dell’anno prossimo, verranno assunte una ventina di persone, dopo gli otto interinali operativi sulle linee da pochi giorni.Dopo anni di incertezza e di ammortizzatori sociali (i contratti di solidarietà si sono conclusi il primo ottobre dell’anno scorso e ora tutti i dipendenti sono al lavoro) nei sindacati si avverte la soddisfazione per la conferma degli investimenti sul decapaggio, ma anche la convinzione «che servirà una visione a 360 gradi sulla progressività del piano di investimenti che a partire dal decapaggio, per essere veramente efficace, deve prevedere per il 2020 anche la ripartenza o la creazione ex novo di una linea di verniciatura, mercato oggi più redditizio rispetto a quello dello zincato».
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