Spazi ristretti, i cacciatori chiedono nuove aree
Tavolo tra le associazioni venatorie e il Comune di Piombino dopo l’annessione di Perelli Bassi alla Riserva Orti Bottagone
PIOMBINO. Chi spara se ne assume le conseguenze. È dal 2013 che nello spicchio di Perelli Bassi, area umida di una trentina di ettari al confine con la Riserva naturale provinciale Orti Bottagone, le doppiette non possono entrare. Lo prevede un provvedimento regionale: divieto di attività venatoria. Ma sul campo non c’è niente che lo sottolinei. Di fatto, è ancora una terra di nessuno. E in questi anni c’è chi ha continuato a sparare. Salvo la nuova prospettiva aperta dalla mozione targata Movimento 5 Stelle, approvata all’unanimità dal consiglio comunale di Piombino. Il 13 settembre si è votato l’annessione di quell’area alla riserva. Adesso dovranno seguire gli atti amministrativi. Tra gli effetti immediati, invece, c’è quello di rispolverare un’annosa questione: gli spazi sul territorio per i cacciatori sono sempre più stretti.
Lo sa bene il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, lui stesso è cacciatore. «Questo provvedimento limita ancora di più le aree in cui l’attività venatoria è permessa, già nettamente inferiori rispetto al rapporto indicato dalla normativa del settore – dice –. Anche la caccia è in qualche modo parte del territorio e va supportata: è un’attività profondamente radicata nel nostro tessuto sociale ed economico oltre a essere una tradizione particolarmente cara ai cittadini». Anche dai banchi di Pd e Per Anna nel corso del dibattito consiliare si è chiesto di lavorare per trovare una forma di compensazione territoriale per i cacciatori.
A nessuno sfugge il peso della questione in termini di consensi. Anche se ha darle il giusto peso ci prova Daniele Pasquinelli, capogruppo 5 Stelle, firmatario della mozione con il collega Emanuele Orlandini. «L’annessione di Perelli Bassi alla riserva non sposta niente – dice Pasquinelli –. Mette in chiaro la situazione e consente di allargare la riserva in cui si registra la presenza di molte specie protette».
Tra gli effetti indiretti della mozione, che trova tutti concordi, c’è quello di una sorta d’impegno morale a trovare nuovi spazi per l’attività venatoria. Con tutte le implicazioni del caso dovendo intervenire su situazioni ormai consolidate. «Ho già incontrato personalmente i rappresentanti delle associazioni dei cacciatori che hanno compreso la bontà e l’impellenza del provvedimento che, peraltro, non va a modificare la loro condizione in quanto, appunto, in quell’area era già vietato cacciare – afferma Ferrari –. Dovremo individuare altre aree in cui la tutela ambientale non sia prioritaria come per Perelli Bassi così da trovare un equilibrio e garantire i giusti spazi per entrambe le necessità. Intanto, questo era un atto dovuto nei confronti della normativa e, soprattutto, della tutela ambientale».
Le associazioni per bocca dei loro rappresentanti Alessandro Fulcheris (Libera Caccia), Sergio Ristori (Arci Caccia) e Mauro Franceschini (Federcaccia) confermano l’intenzione di aprire un tavolo. Tra l’altro Franceschini in qualità di consigliere comunale di maggioranza si è trovato a votare a favore della mozione. «Si è trattato di prendere atto di un provvedimento in vigore dal 2013, altrimenti avrei espresso voto contrario – sostiene Franceschini –. Per liberare nuove aree all’attività venatoria servirà un passaggio con la Regione Toscana». I tre presidenti non hanno dubbi: «La legge 157 del 1992 stabilisce che per ogni cacciatore vi siano 13 ettari dove si può cacciare, nel nostro caso siamo ampiamente al di sotto». —
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