Il Tirreno

Per “Il mosaico dei pesci” breve trasloco a Ravenna

Cecilia Cecchi
Per “Il mosaico dei pesci” breve trasloco a Ravenna

Trasferimento temporaneo di uno dei pezzi simbolo del museo di Cittadella Ghizzani Marcìa (Parchi): «Dalla continua innovazione il successo dell’archeologia»

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Storia da scoprire toccandola. Magari ascoltando musica dagli stessi strumenti cari agli Etruschi.

Solo alcune delle potenzialità che permettono al museo archeologico del territorio di Populonia di crescere pure nel numero dei visitatori, anno dopo anno (solo dal 2015 al 2019, nei mesi di luglio e agosto da 1709 a 1865).

Qui tessere simbolo di un passato prezioso sempre molto richieste: tant’è che il mosaico dei pesci si sta preparando per un trasferimento temporaneo a Ravenna.

«Anche grazie al percorso multi sensoriale de “Il museo in tutti i sensi” – ricorda il dimissionario presidente Parchi (dal 2016) Francesco Ghizzani Marcìa – sono stati fatti notevoli passi a vanti. Progetto 2012-2015 con postazioni che ho avuto l’opportunità d’inaugurare e che offrono una chiave di lettura innovativa, pure nell’ambito dei musei italiani. Percorso pensato per dare la possibilità ai non vedenti o ipovedenti di comprendere il reperto e il monumento, ma rappresenta un’esperienza stimolante che tutti possono fare, anche in assenza di disabilità. Conoscendo così – spiega – il mosaico dei pesci e l’Anfora di Baratti ma anche la “Tomba dei carri” nel parco archeologico di Baratti. Dunque i suoni del passato (Grandi attrattori 2014-2020 ndr) che permettono l’approfondimento di temi rappresentativi per un museo interattivo basato su dati scientifici». Museo in Cittadella, per la terza volta consecutiva di rilevanza regionale, connesso con i parchi di tutta la Val di Cornia. «Ricerca e valorizzazione, grandi temi di attualità sempre – aggiunge Ghizzani Marcìa – Ecco la “Tomba dei carri” con storia narrata e musica etrusca. Dal museo agganci e inviti alla scoperta del territorio come nel caso dell’ascia di Oetzi, l’uomo ucciso sulle Alpi 5. 300 anni fa la cui mummia fu ritrovata nel 1991 al confine tra l’Italia e l’Austria nei pressi del Monte Similaun. Al museo i resti dell’insediamento eneolitico di San Carlo – Cava Solvay grazie all’Associazione archeologica piombinese, a Fabio Fedeli e Attilio Galiberti. Da qui – dice – non si può che andare a San Silvestro, dove sono in corso pure ricerca in ambito etrusco: museo come collante di tutte le realtà del territorio».

Apprezzato, dal dicembre 2018 (prima fase di un più ampio progetto) l’allestimento di parte della pavimentazione a mosaico di un ambiente dell’edificio romano delle Logge, dall’Acropoli di Populonia. «Il collegamento tra museo e parco archeologico, interessato da anni dalla ricerca archeologica, diventa così ancora più stretto» conferma.

E il mosaico dei pesci?

«Rappresenta uno dei nostri pezzi più rappresentativi – risponde Ghizzani Marcìa – e fino al 4 novembre sarà ospitato nel neonato “Museo Classis” di Ravenna, in occasione della VI edizione della Rassegna Biennale del Mosaico. L’iniziativa nasce nella cornice di una collaborazione che da quest’anno lega la Società Parchi Val di Cornia alla Fondazione RavennAntica, con l’obiettivo di attivare percorsi di stage, formazione e scambio di competenze, che trasformeranno il museo e il parco archeologico di Baratti e Populonia in un laboratorio permanente di formazione e sperimentazione».

Da domani all’Acropoli di Populonia ricomincia la campagna di scavo archeologico proprio sopra e sotto le Logge: più museo in tutti i sensi di così, difficile. –

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