Attenzione
I medici del pronto soccorso in rivolta
Da lunedì in 5 (su 15) minacciano di lasciare Villamarina. Il sindacato: «Dall’azienda proposta offensiva, 5 euro l’ora»
Da lunedì prossimo 5 medici (sui 15 totali) del pronto soccorso di Piombino potrebbero lasciare l’ospedale. Si tratta dei medici del 118, legati all’Asl da una convenzione che prevede il loro impiego sulle ambulanze e, solo su base volontaria, anche l’attività ospedaliera per supportare le attività del pronto soccorso e sopperire alla sua atavica carenza di organico.
La decisione, che sarebbe clamorosa e manderebbe in tilt la struttura d’emergenza guidata dal primario Paolo Cannito, è il frutto di un durissimo braccio di ferro tra i medici (attraverso i loro sindacati) e l’Asl. Al centro del contendere c’è il trattamento economico che non prevede incentivi e indennità per questa categoria di professionisti, operanti in un settore delicatissimo, sottoposto a una pressione eccezionale.
La trattativa va avanti da inizio estate: i medici avevano dato all’Asl un ultimatum per il primo settembre, poi hanno concesso altri 15 giorni «come ennesima dimostrazione di senso di responsabilità e per dare il tempo all'azienda di formulare una sua proposta», spiegano - interpellati dal Tirreno - Giovanni Belcari, Alberto Nannelli e Umberto Vetrano, del sindacato Snami.
Ma la proposta è stata giudicata «irricevibile ed umiliante».
«Hanno messo sul tavolo 5 euro l'ora per le prime 48 ore in pronto soccorso e 10 lorde per le seconde 72 ore - spiegano i tre medici-sindacalisti -. Davanti a queste cifre ridicole e offensive i colleghi hanno risposto no».
E così dal 16 settembre i convenzionati dei pronto soccorsi di Piombino e Cecina, e dal primo ottobre quelli di Castelnuovo Garfagnana, lasceranno l’ospedale.
Ci sono ancora sei giorni per evitare il caos. E gli stessi sindacati lasciano la porta aperta a uno spiraglio. «Siamo al lavoro per tentare l'ultima carta prima del disastro - spiegano ancora Belcari, Nannelli e Vetrano -, proprio oggi (ieri, ndr) abbiamo sottoposto all'azienda la nostra ultima apertura con una controproposta. Tra l’altro interverrà anche il presidente dell’Ordine dei Medici per provare a risolvere questo inedito e gravissimo conflitto».
Giorgio Fabiani, del sindacato Smi, sembra più possibilista: «Siamo il fiore all’occhiello dell’ospedale e sentiamo forte la responsabilità del nostro ruolo - dice -. Siamo in attesa di valutare le proposte dell’azienda: su come comportarsi abbiamo lasciato libero arbitrio ai colleghi. Sul tavolo non c’è solo la parte economica, ma anche le malattie e la maternità ad esempio, e su queste abbiamo notato aperture».
Di certo la strada non è in discesa: si sa che l’azienda potrebbe convocare il prossimo tavolo il 18 settembre, ma potrebbe essere troppo tardi, visto che la data decisa dai medici per lasciare l’ospedale è il 16 settembre.
E così il rischio è che si crei una vera e propria voragine nell’organizzazione del pronto soccorso che di fatto ne paralizzerebbe l’attività.
Ieri pomeriggio il direttore generale dell’Asl, Maria Letizia Casani, ha ricevuto la comunicazione della decisione dei medici. Che cosa farà l’azienda per coprire i turni e garantire il servizio? «I medici non possono mettere in atto un’azione del genere, perché sarebbe interruzione di pubblico servizio e noi non possiamo accettarlo - spiega al Tirreno la Casani -. Finché non troveremo un accordo dovranno continuare l'attività. Non possiamo lasciare i cittadini senza medici, non cederemo ai ricatti».
La posizione dei sindacati tuttavia da questo punto di vista è assai diversa: «Uscire dal pronto soccorso - hanno spiegato i rappresentanti dello Snami - è stata una volontà chiara dei medici fin dallo scorso luglio, ed è una decisione impeccabile dal punto di vista legale e contrattuale, come ha confermato l’ordine di servizio che l’azienda aveva emanato due mesi ma che è stato sanato dal prefetto di Lucca, che ha dato totale ragione allo Snami. La convenzione prevede che i medici lavorino sulle ambulanze, non in ospedale».
Insomma, è chiaro che la trattativa viaggi su un binario molto complicato. La Casani tuttavia pensa positivo: «Non vogliamo un braccio di ferro, siamo disponibili al confronto. Abbiamo un tavolo aperto, abbiamo fatto proposte aggiuntive, vale a dire un pacchetto di ore con un compenso che arriva fino a mille euro circa al mese in più. Non so quale sia l’aspettativa di questi medici, ma a me mille euro non sembrano pochi». —
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