«Basta consumo di suolo», al lavoro per il piano strutturale
Le previsioni del vecchio strumento urbanistico non sono state confermate, ora si punta sul riuso in chiave turistica di alcuni edifici già esistenti
MONTEVERDI. Sviluppo senza consumo di suolo: questa frase è stampata sul frontespizio del nuovo Piano strutturale in via di scrittura negli uffici comunali. Decaduto da un anno il precedente, non confermate alcune previsioni (come la crescita della popolazione fin sulla soglia dei mille abitanti), il futuro del territorio si fonda su poche certezze e alcune potenziali opportunità.
Quale sviluppo signor sindaco?: «Puntiamo a far crescere il lavoro – risponde Francesco Govi, a capo dell’amministrazione dal maggio scorso – in particolare attraverso la crescita del turismo e all’uso della risorsa geotermica a sostegno di produzioni agricole. Il trasferimento dei ragazzi nella nuova scuola lascerà libero il vecchio edificio delle medie, ed è una opportunità: pensiamo ad una Rsa, con sviluppo soprattutto del lavoro femminile, ma non escludiamo altre soluzioni. Nelle campagne vogliamo consentire ampliamenti con recupero di volumi esistenti e senza consumare nuovo suolo. Cercheremo di favorire la realizzazione di strutture turistico-ricettive, confermando quelle già previste. Tutto questo – conclude il sindaco Govi – rende indispensabile uno sviluppo delle infrastrutture, in particolare il miglioramento della viabilità».
Il nuovo Piano strutturale sarà intercomunale - cioè scritto insieme ad un altro comune - per volontà della Regione: il precedente consiglio ha indicato Pomarance, con cui esistono molte affinità sui temi della geotermia e un dialogo pluriennale all’interno dell’Unione montana. “Comune grosso mangerà comune piccolo?” è la preoccupata domanda della minoranza, che Govi respinge rilevando che la collaborazione tra le due realtà, dalla scuola alle funzioni associate nell’Unione, si è sempre sviluppata nel rispetto dell’autonomia di ciascun ente.
Intanto, nella direzione complessiva tratteggiata dal sindaco alcuni passi concreti sono già stati compiuti, con tanto di imprimatur del nuovo consiglio comunale. Sono la “variante semplificata” di modifica del Regolamento urbanistico “che ha perso in parte efficacia” come scrive l’ingegner Dario Simoni, responsabile dell’ufficio tecnico, e la “variante ordinaria”. In premessa si assicura che non costano nulla e non intaccano le risorse del territorio.
Con la “variante semplificata” viene ridisegnato il perimetro dei centri abitati e si attuano questi interventi: nel parco delle Querciolaie un’area edificabile di 1.000 mq viene ridotta a 300 mq (con il consenso del proprietario), alle Fontilame si cancella il vincolo sull’edificabilità “prima casa” riservata a residenti senza abitazione, in via della Capannina si raccorda il tessuto urbanizzato esistente ad un’area di 350 mq.
Ben più consistente la “variante ordinaria”: infatti una perimetrazione delle aree agricole destinate a serre vicino alla centrale di San Luciano permette di sviluppare la coltivazione della spirulina a scopi industriali; all’interno della Tenuta di Consalvo si conferma il progetto del campo da golf e molti posti-letto nella “house”; con vincolo oneroso di 10 anni si consentono ampliamenti abitativi una tantum fino a 100 mq se l’attuale superficie non supera gli 80 mq, di 20 mq tondi se la superficie è compresa tra 80 e 150 mq.; i garage realizzati grazie al “famigerato” art. 29 (quello che provocò l’inchiesta giudiziaria, quattro anni di patimenti per centinaia di cittadini, infine tutti assolti) possono ottenere l’abitabilità purchè un’eguale superficie esterna venga destinata a parcheggio con strutture in legno. Inoltre questa “variante ordinaria” consente il recupero di edifici inutilizzati all’interno delle centrali Enel, ammette la costruzione di locali funzionali nelle zone artigianali, favorisce la trasformazione dei ruderi in locali accessori, e nella zona turistico-ricettiva di Badia Vecchia un fienile in disuso diventa fabbricato abitabile.
L’architetto Massimo Bartolozzi è il professionista che ha firmato il precedente Piano strutturale di Monteverdi ed ha avuto l’incarico per la parte monteverdina dell’Intercomunale.
Così spiega il suo lavoro: «Ci dobbiamo concentrare sulle cose che uniscono: la mobilità sulla Sp 329 Pomarance-Monteverdi-mare, la geotermia, la paesaggistica per la quale il mio suggerimento è di aprire delle”finestre” lungo le strade prossime al crinale trasformandole in panoramiche, la storia del territorio che ha diversi punti in comune». Infine Bartolozzi conclude con una indicazione: «Sul turismo dobbiamo ripensare le linee del vecchio Piano: quello puntava sull’alta qualità, oggi occorre incentivare la ricettività diffusa». —
Giorgio Piglia
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