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Museo delle miniere di Canneto La storia apre le porte al futuro

G.P.
 Museo delle miniere di Canneto La storia apre le porte al futuro

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Monteverdi. La storia delle miniere apre le porte al primo piano delle ex scuole di via Roma, sopra la sala pubblica: in quelle stanze mai utilizzate verrà allestita una testimonianza permanente di un’industria fiorente fino al secondo dopoguerra, il Museo delle miniere di Canneto.

Intorno a questa realizzazione lavorano da alcune settimane il Comune nella persona del responsabile della cultura, il consigliere Carlo Quaglierini, e l’Associazione culturale onlus Geostorici con il geologo Antonio Muti di Castagneto. La firma di un protocollo di collaborazione finalizzato alla realizzazione del Museo impegna le due realtà a mettere insieme le competenze non solo per dare una funzione agli spazi in disuso, ma soprattutto per valorizzare un capitolo di storia locale importante. Sui poggi di Monterufoli sono state scritte le prime pagine di questa storia di miniere: si scavava alla ricerca del calcedonio, prezioso quarzo da inviare a Firenze, all’Opificio delle pietre dure, per essere trasformato in luccicanti oggetti ornamentali; poi fu la volta della magnesite e della lignite, trovate in tali quantità da giustificare la costruzione di una ferrovia ad hoc (1872) che dalla stazione-capolinea di Villetta (oggi un agriturismo internazionale) portava il materiale fino a Casino di Terra e da qui proseguiva verso i mercati europei; e infine sul Monte Canneto, nel Novecento, si cominciò a cercare il manganese, fondamentale nelle lavorazioni siderurgiche di Piombino. Della ferrovia restano tracce del percorso e ponti crollati; delle altre miniere trincee, cunicoli, manufatti per il “lavaggio” del materiale grezzo. Infine, dei periodi più recenti restano documenti e foto che mostrano quanto fosse duro il mestiere del minatore, uomini e donne a decine, ogni giorno Canneto-miniera-Canneto a piedi o in bici, perché di altro non si campava. Come ha raccontato in una sua intervista Mario Ristori, uno degli ultimi minatori, scomparso mesi fa. Il Museo verrà realizzato utilizzando i fondi di un bando del Gal Etruria (100 mila euro); il Comune metterà i locali; l’Associazione Geostorici il materiale iconografico e documentario. Infine l’allestimento delle sale: firmato dall’architetto cecinese Massimo Argelassi sarà organizzato in modo da trasformare l’interno in uno spezzone di miniera, con spazi interattivi che racconteranno una storia pluricentenaria di scavi, minatori e pane sudato. —

G.P.

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