Il Tirreno

monteverdi 

Minoranza, critiche soft ai primi 100 giorni di Govi

G.P.

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Monteverdi. Con una “lettera aperta” del capogruppo Alessio Anselmi e dei consiglieri Licia Bartolini e Fabio Scotto la minoranza consiliare di “Rinnovamento” analizza i primi cento giorni della nuova amministrazione guidata dal sindaco Francesco Govi.

La prima parte del documento è dedicata alle risultanze positive, la seconda centrata sulle critiche. Bene, dunque, la disponibilità all’ascolto e al dialogo del primo cittadino “pur avendo avuto un consenso plebiscitario”; apprezzato è il ripensamento di Govi sul 5G e il blocco della sua sperimentazione sul territorio comunale. Meno positive, invece, ma sempre illustrate con toni “soft” le note per quanto riguarda la raccolta rifiuti. Rivolgendosi direttamente al sindaco, il gruppo di opposizione scrive: «Corre l’obbligo rimarcare le perplessità in merito alla tua scelta in materia di raccolta rifiuti, ciò che stai per attuare, una raccolta cosiddetta porta a porta porterà difficoltà di gestione agli utenti e un concreto aumento dei costi che potrebbe oscillare tra il 18 e il 30%. Continuiamo ad insistere per suggerire la raccolta differenziata attraverso la realizzazione di isole ecologiche video sorvegliate».

Per illustrare il nuovo sistema di raccolta, l’amministrazione ha convocato alcune assemblee alla fine di questa settimana. Anselmi e i suoi colleghi della minoranza sottolineano che si tratta di una decisione «quantomeno atipica» all’oscuro del consiglio comunale: «Il comune ha eletto un’amministrazione completa, non delegato il sindaco ed il capogruppo di maggioranza ad amministrare motu proprio» è la sottolineatura polemica dell’opposizione.

Infine è lo stesso Anselmi a rivelare che il Comune di Monteverdi ha concesso il suo patrocinio e l’uso del logo al Toscana Pride di Pisa del luglio scorso, un atto realizzato mediante decreto del sindaco e non adeguatamente pubblicizzato. «Vogliamo ricordare – sottolinea il capogruppo – che il logo del nostro stendardo rappresenta la nostra storia, la nostra gente, le nostre famiglie semplici, persone oneste legate alle tradizioni e a ruoli del nostro territorio, quindi, unire il nostro vessillo all’universo di lesbiche, gay, bisessuali, trangender e intersessuali, queer e asessuali, lo riteniamo una forzatura che si doveva e poteva evitare».

G.P.

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