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Coldiretti lancia l'allarme: "Danni enormi, rimborsi irrisori: così i cinghiali restano padroni"
Allori interviene sul problema irrisolto degli ungulati: «Stiamo lavorando per cambiare una situazione assurda»
PORTOFERRAIO. «I cinghiali? Sono i padroni del territorio. E sono gli agricoltori a pagare». È quanto sostiene Guido Allori, responsabile elbano di Coldiretti che interviene dopo l’allarme lanciato dall’azienda Montefabbrello, alle prese con i danni causati dagli ungulati.
«La mia associazione – spiega – si sta impegnando in Regione per arrivare a soluzioni concrete e anche per rivedere le modalità dei rimborsi per danni da ungulati, ad oggi “elemosine” di circa 50 euro». Allori cita il passaggio riportato sul sito del Parco nazionale per rendere l’idea della questione elbana: «Nell'Arcipelago toscano il cinghiale è presente solamente all'Elba, per una reintroduzione avvenuta nel 1963 per scopi venatori e l’assenza di predatori naturali e la sua prolificità rendono abbondante questo animale sull'isola».
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Il Tirreno ha interpellato Allori, che ribadisce come gli agricoltori soffrano per le minacce alle produzioni nei campi coltivati. «Stiamo lavorando con i nostri rappresentanti in Regione per cambiare una situazione assurda, – dice – lo scorso anno, con un grossolano errore, la Regione ha definito l'Elba vocata ai cinghiali. Siamo delusi ma non ci arrendiamo». Allori racconta come, spesso, qualche sprovveduto offra ai cinghiali da mangiare: un altro grave errore. « Mai fornire alimenti agli animali selvatici – aveva detto nel passato il colonnello comandante dei carabinieri forestali Marco Pezzotta – è anche proibito dalla legge».
Non arrivando soluzioni però, tra i vari agricoltori c'è rassegnazione. «L'Elba non ne può più – prosegue Guido Allori di Coldiretti – questi animali sono i padroni del nostro territorio e ci sono anche i mufloni. Fanno danni alle colture, talvolta provocano incidenti stradali o raggiungono i giardini delle case. Puntiamo a modificare le disposizioni nazionali della legge del settore, per far capire come invece nella realtà locale e periferica, di varie parti del nostro Stivale, i cinghiali siano una vera minaccia e creino tanti danni mortificando gli agricoltori che investono tempo e denaro. Qua all'Elba il Parco sta agendo con l'installazione di gabbie in grado di catturare fino a 1000 capi l'anno e con la caccia selettiva fuori parco, con l'Atc, si abbattono circa 300 cinghiali. La situazione è varia, da qualche parte sono più diffusi in altre meno, secondo i loro spostamenti ma in generale i problemi sono pesanti. Qui a Lacona vediamo numerosi branchi e quindi la vendemmia ne risentirà e saranno ancora maggiori le spese e i danni alle colture, danni che non sappiamo quantificare. Le rivendicazioni nei confronti delll'Atc, che dispone di scarsi fondi, determinano rimborsi irrisori, come 50 euro, una sorta di elemosina e quindi molti rinunciano anche ad avviare le pratiche. La Coldiretti però invita a fare capillarmente le richieste per danni, in base ad esse si può, con uno studio, evidenziare la portata del problema. In ogni modo i cacciatori sono una potenza e conducono le danze come vogliono. Abbiamo fatto riunioni con gli enti locali che hanno a che fare con questo problema, ma non si riesce ad arrivare a strategie risolutive. Esiste una situazione politica fiacca che non risolve. Il Parco fa quel che può nelle sue zone, mentre nei terrori di competenza comunale si fa poco. A suo tempo si chiese di fare delibere in proposito, ma non sono state realizzate e la storia infinita va avanti senza soluzioni concordate».
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Intanto, conclude Allori, «il nostro territorio è del tutto sconvolto e ne risente pure la vegetazione. Bisogna far quadrato e trovare una via comune contro il dominio degli ungulati e di chi ha interessi a non eliminarli totalmente». —
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