Gioco
Etruschi, l’arte del riciclo sul poggio della Porcareccia
Nuove sorprese dalla campagna di scavi in collaborazione con la Soprintendenza Benini (trust Sostratos): «Professionalità e passione, qui studenti da tutta Italia»
Riutilizzo delle scorie di ferro? Già fatto, dagli Etruschi un po’ovunque. Buche di palo (una che al fondo arriva a circa 180 cm di profondità) nello scavo villaggio produttivo etrusco VI – V secolo aC. : come quelle della fondazione di Roma o sull’Acropoli di Populonia a testimoniare l’esistenza di una capanna antichissima. Victoriatus d’argento (221-170 a. C.) e poi una bracciale d’argento nella sepoltura di una bambina “romana quasi medievale”.
Continue sorprese dagli scavi sul colle della Porcareccia, in collaborazione con la Soprintendenza (Andrea Camilli, funzionario archeologo del Mibact) nel parco archeologico di Baratti. In regime di concessione col trust Sostratos, direttore scientifico Alessandro Viesti, assistenti di scavo Helga Maiorana, Alfonso Maria Pugliese e Luca Visconti.
Sesta campagna di ricerca per l’insediamento romano sulla sommità del colle. Ed ecco un muro al di sotto dello strato di abbandono e anteriore alle forge della bottega dei fabbri che si pensa di far risalire alla seconda metà del III secolo a. C. , in piena crisi punica. «In pratica – spiegano gli archeologi – si pensa di aver intercettato una fase in cui si torna a parlare etrusco». L’obiettivo resta migliorare la conoscenza dell’insediamento etrusco – romano tra Baratti e Populonia. Moneta Victoriatus ritrovata durante le prime pulizie del sito a fine giugno e indagine sulle pavimentazioni. Così lo scavo è stato ampliato a tutto l’ambiente caratterizzato da scorie «forse pavimenti rotti per appoggiare le forge» si spiega. Perché pure per recupero e riuso gli Etruschi sono arrivati prima: scorie spesso utilizzate come riciclo di scarti di lavorazione per pavimenti, sulle strade o come riempimento dei terrazzamenti tra case. Dal “vicus romano” (dov’è stata individuata la piccola tomba col monile d’argento del 4– 5 secolo d. C.) prosegue la ricerca tra le “case etrusche” a ridosso di un centinaio di metri di strada romana; area quasi “arata” dagli anni Venti, quando si decise di rimuovere le scorie di ferro. Saggio sulle pendici orientali del poggio: spazio con più forni e una serie di buche di palo d’incerta funzione. Affaccio sull’evoluzione di questo villaggio e dell’occupazione ai margini di una città semi abbandonata. «Continuità tra quartiere industriale e case dove le persone vivevano – dice Lorenzo Benini imprenditore fiorentino socio fondatore del trust Sostratos – Sullo scavo? Studenti da tutta Italia grazie alla sinergia con Soprintendenza e archeologi, appassionati professionisti: tutto con una cura “quasi familiare” come necessario nel golfo di Baratti, bellissimo scrigno che non finisce di stupire... anche qui ricerche ancora, almeno per 30– 40 anni».
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