Il Tirreno

Vele Spiegate al lavoro sulla spiaggia di Malpasso Un paradiso di sabbia nell’ex area mineraria

Vele Spiegate al lavoro sulla spiaggia di Malpasso Un paradiso di sabbia nell’ex area mineraria

È iniziato un nuovo campo con Vele Spiegate e Legambiente L’imbarcazione Manu fa rotta verso la costa sud-orientale dell’Elba 

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DIARIo DI BORDO

Dopo aver riempito la cambusa con la spesa fatta alla Coop di Portoferraio, Manu, l’imbarcazione di Vele Spiegate, l’iniziativa di pulizia delle spiagge, censimento dei rifiuti e citizen science organizzata da Legambiente e Diversamente Marinai della quale Il Tirreno è media partner, è salpata verso sud-est.

La nuova ciurma a bordo - Elena, Guido, Ilaria, Luca, Oleg, Serena, Susanna, e Veronica – ha passato la prima notte elbana sotto le stelle al largo di Terranera, poi tutti svegli di buon mattino per attraversare il Golfo di Mola, sfiorando gli scogli che reggono i due forti di San Giacomo e Focardo, antichi bastioni spagnoli e fari che ancora indicano la rotta a navi ed uomini di alterna fortuna, l’obiettivo, passati Capo Perla e Calanova, che aprono il compendio minerario di Calamita, è la spiaggia del Malpasso, nel Comune di Capoliveri e in Zona B del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, l’ente che sostiene l’avventura di Vele spiegate con Novamont, Acqua dell’Elba, TraghettiLines, Esa, Esaom Cesa.

Arrivati sulla spiaggia, assediata da una bassa macchia mediterranea dall’intenso profumo e bordata da un canneto che svela la presenza di acqua, un cartello del progetto Elistar di Legambiente, Parco e Osservatorio toscano della biodiversità rivela che poco lontano da qui, a Straccoligno, nell’estate 2018 ci fu la miracolosa nascita di 67 tartarughine marine da sotto l’asciugamano di un bambino, questi sono posti dove la natura è ancora meraviglia. Poi il nuovo equipaggio di volontari inizia a lavorare alla pulizia della spiaggia e alla catalogazione dei rifiuti raccolti. «Fortunatamente, abbiamo scoperto che la spiaggia del Malpasso viene già pulita regolarmente da un gruppo di persone – spiega uno di loro – Per questo motivo, la quantità di rifiuti raccolti è stata notevolmente inferiore alle nostre aspettative, ma comunque utile per la raccolta dei dati che alla fine andranno ai nostri patrocinatori scientifici: Enea e Università di Siena e, naturalmente, a Parco nazionale e Legambiente». Ma Le spiagge ormai “sembrano pulite” e alla fine anche il Malpasso concede ai corsari in maglietta gialla un triste bottino. Una volontaria fa i conti e l’elenco: «Quattro lattine di alluminio di bevande, due retini da pesca per bambini, ben 146 pezzi di polistirolo e ancora 36 bastoncini di cotton fioc - ormai proibiti in Italia, che sembravano diminuiti ma tornati a farsi vedere portati dagli ultimi temporali -. Siamo rimasti molto impressionati dalla presenza di ben 255 pezzi di plastica non identificabili e chissà quanti di questi pezzi sono stati mangiati dai pesci». Alla fine dalla sabbia e ghiaia del Malpasso vengono estratti molti rifiuti di piccole dimensioni, quelli più pericolosi, destinati a sminuzzarsi, sfarinarsi, diventare microplastiche che entrano nella catena alimentare e che, passando per il plancton i crostacei e i pesci arrivano negli stomaci dei cetacei e s nei nostri piatti. Una tragedia che in questi giorni si incarna nella morte di tursiopi e stenelle, uccise dal morbillivirus e da quel che abbiamo scaricato irresponsabilmente in mare. —

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