Gioco
Dampaì lancia sul mercato le borse artigianali prodotte dai detenuti
PORTO AZZURRO. I detenuti del carcere di Porto Azzurro producono borse fatte mano nel laboratorio artigianale nato all’interno della casa di reclusione. Tutto questo grazie alla collaborazione nata con l’azienda Dampaì.
Può il design unire le persone e mettere in circolo la dignità del lavoro? La risposta è certamente sì. Ed è questo l’obiettivo che due persone appartenenti a mondi apparentemente distanti si sono prefissate di raggiungere, collaborando. Simona Giovannetti, anima creativa di Dampaì, e il direttore del carcere di Porto Azzurro Francesco D’Anselmo.
Dall’anno scorso Dampaì ha trasferito il suo magazzino all'interno della casa di reclusione 'Pasquale De Santis'. Da questa esperienza è maturata l’idea di aprire un vero e proprio laboratorio di produzione artigianale. Due detenuti sono stati scelti sia per gestire il magazzino che per realizzare i nuovi accessori moda. Dampaì ha effettuato una formazione professionale specifica alle persone scelte, che sono state poi assunte e stipendiate dall’azienda di moda e design. Il primo prezioso frutto di questo delicato lavoro di squadra è stato la messa in commercio, presso i Dampaì Stores dell’isola d’Elba e presso alcuni rivenditori Dampaì in Italia, dei primi tre modelli di borse interamente confezionate all’interno del carcere: la Two e la Three, due borse a mano/tracolla in gomma espansa, e la borsa in rete Lilly che è trasformabile in zaino. Ma c’è di più. Dal dicembre scorso Dampaì sta lavorando, sempre all’interno del laboratorio del carcere, ad una borsa in pelle completamene realizzata a mano, con grandi cuciture anch'esse in pelle ed in diversi colori. Il cliente potrà scegliere, con l'aiuto di simulazioni computerizzate, tra più soluzioni, personalizzando materiali e finiture. Una volta scelte la propria combinazione, il cliente, attraverso Dampaì, ordinerà la propria borsa e un detenuto la produrrà appositamente per lui. Ci vorranno cinque giorni per realizzare la borsa, sette giorni per recapitarla all’acquirente. Questa filiera di produzione permetterà un vero e proprio scambio tra cliente e detenuto. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google