Il Tirreno

Monteverdi dice no alla sperimentazione di Internet 5G

G. P.

Il sindaco Govi: dubbi sui rischi per la salute,  Mise e Agcom non ci hanno mai sentiti  

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la polemica

«5G? No grazie». Monteverdi respinge al mittente (Agcom e ministero dello Sviluppo) la decisione di iniziare da qui, a gennaio 2022, la sperimentazione dell’internet delle cose, la nuova frontiera delle telecomunicazioni che consente di attivare e comandare all’interno delle abitazioni elettrodomestici e funzioni varie anche a distanza. Monteverdi non è contrario alla casa-smart, ma non vuole far da cavia a un sistema di trasmissioni su cui da più parti sono stati sollevati timori per la salute delle persone.

«Mesi fa abbiamo appreso dalla stampa – ricorda il sindaco Francesco Govi – che il nostro comune era stato inserito nell’elenco dei 120 piccoli comuni d’Italia nei quali, a partire dal 2022 sarebbe iniziata l’irradiazione delle microonde del 5G. Monteverdi unico piccolo comune in Toscana. Abbiamo appreso anche che le aste per le assegnazioni delle frequenze alle aziende di telefonia mobile erano state completate dall’Agcom l’8 maggio 2018. Da allora – puntualizza Govi – nessuno si è peritato di comunicarci quella decisione, nessuno si è preoccupato di chiederci quale fosse l’opinione dei nostri concittadini. E adesso, dopo aver atteso invano di ricevere rapporti tranquillizzanti per la salute pubblica, ci assumiamo la responsabilità di respingere la sperimentazione del 5G a Monteverdi».

L’annuncio del 5G a Monteverdi era arrivato dalle pagine del Tirreno a gennaio e subito aveva suscitato una varietà di reazioni: dall’ironia alla curiosità, molti a chiedersi soprattutto se non era meglio preoccuparsi di far funzionare bene l’esistente prima di attivare le nuove tecnologie. E difatti qui l’Adsl non raggiunge tutte le case, la fibra ottica è ferma alla centrale telefonica, il digitale terrestre spesso è disturbato. Allo scetticismo si sono sommate le preoccupazioni sulla salute, non allontanate da un intervento dell’Arpat, sollecitato dallo stesso Govi quand’era capogruppo della maggioranza. Dopo aver sottolineato che “il 5G non è una sperimentazione sul corpo dei piccoli comuni d’Italia, ma l’applicazione di una tecnologia che si avvale di frequenze già utilizzate nella pratica e decisa dall’Autorità per le comunicazioni, nel merito l’Arpat così scriveva nel marzo scorso: «La normativa italiana prevede limiti che sono i più bassi in Europa. Per ogni impianto Arpat rilascia un permesso dopo aver verificato il non superamento dei limiti fissati». Rassicurazioni che non sono bastate per accettare una decisione calata dall’alto, senza alcun confronto preventivo. E infine seccamente respinta e in modo ufficiale dal sindaco Govi.

G. P.



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