Gioco
«Vanno localizzate tutte entro ottobre Sono in un quadrato di 5 miglia nautiche»
Parla il commissario straordinario incaricato dal Ministero Le soluzioni operative da stabilire con i tecnici Arpa e Ispra
Imbarcate a Piombino e scaricate a mare dopo poche miglia di navigazione. Dovevano arrivare al porto di Varna, nel mar Nero, le 56 ecoballe che sono finite sui fondali in prossimità dell’isolotto di Cerboli. 63.000 chili di plastica di vario genere. Una bomba ecologica innescata a luglio 2015 nel canale di Piombino dal cargo IVY, che all’epoca batteva bandiera delle Isole Cook mentre oggi quella di Panama. L’incidente è venuto a galla con fatica.
Di quanto accaduto nel braccio di mare che separa Piombino dall’Elba, nel Santuario dei cetacei Pelagos, a distanza dalle coste tra i 7 e gli 8 chilometri, si scopre solo a distanza di giorni. Chi aspetta il carico sulle sponde della Bulgaria si lamenta perché non è il quantitativo concordato. C’è una contestazione formale e il comandante del cargo rivela che 56 delle ecoballe attese sono finite in mare. Il comandante racconta di uno sbandamento improvviso. Quel che è certo non ha segnalato l’incidente alle autorità marittime ed ha proseguito il viaggio.
Dopo quattro anni c’è da disinnescare quella bomba ecologica. Con il decreto del Presidente della Repubblica del 25 giugno, pubblicato nella Gazzetta ufficiale 174 del 26 luglio, il contrammiraglio Aurelio Caligiore, capo del reparto Ambientale marino delle Capitanerie di porto, è stato nominato commissario straordinario del governo per il recupero delle ecoballe dai fondali del canale di Piombino. «Dobbiamo tenere conto che il lavoro in mare è legato alla stagionalità, sarebbe utile non andare oltre la fine di ottobre – dice il contrammiraglio Caligiore –. Non è solo una questione delle onde in superficie, ma delle caratteristiche lim acciose del fondale per cui basta poco a intorbidirlo». Che aggiunge: «Lo scenario presenta diversi punti di domanda a cui dovremo dare risposta in fretta. Si tratta di avere certezza dell’area che è stata più o meno individuata a distanza di qualche mese dal fatto, quando a dicembre 2015 sono state fatte delle immersioni dai militari del nucleo subacqueo della Guardia costiera. Indicativamente si tratta di un quadrato di 5 miglia nautiche di lato». Si procederà per tappe. «Dopo Ferragosto prenderò contatto con le autorità regionali, i prefetti e le autorità giudiziarie di Livorno e Grosseto, anche per capire se ci sono ancora delle indagini in corso – afferma –. L’intenzione è di fare una scansione del fondale con la tecnologia delle onde sonore che in base alla risposta consentono di capire che cosa si trova sul fondale. Poi dovremo fare un’ispezione con le telecamere e per avere le necessarie certezze l’immersione di subacquei che tra l’altro saranno quelli che dovranno operare per imbracare le ecoballe e portarle in superficie. Con i tecnici di Arpa e Ispra valuteremo quale sarà il metodo migliore per il recupero». —
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