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Casotti e tettoie dell’Area feste interrogazione in consiglio

Casotti e tettoie dell’Area feste interrogazione in consiglio

La lista San Vincenzo Futura vuole conoscere le autorizzazioni all’installazione I manufatti di proprietà del Pd sono su un terreno comunale dato in concessione

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san vincenzo. Lente puntata sulle strutture dell’area feste in zona Santa Costanza. Il gruppo consiliare San Vincenzo Futura lo fa con un’interrogazione al sindaco Alessandro Bandini. E parte da una premessa: «il valore sociale che tale area svolge per cittadini e associazioni, riconosciuto più volte in consiglio comunale».

L’area feste, che in questo periodo è a pieno regime d’attività, ospitando in successione iniziative di associazioni e in questi giorni la Festa dell’Unità organizzata dalla locale sezione del Pd, più volte è finita al centro del dibattito politico. Stando a quanto chiarito nel luglio 2015 dall’amministrazione comunale in risposta a un’interrogazione presentata dall’allora gruppo d’opposizione Assemblea sanvincenzina, le strutture che insistono nell’area feste sono di proprietà del Pd che le fornisce in uso alle associazioni in cambio di un contributo spese per manutenzione e pulizia dell’area. Strutture che vengono utilizzate anche dall’amministrazione comunale, per esempio in occasione dei gemellaggi. L’area è data in concessione, con scadenza rinnovata di anno in anno. E si sottolinea che si tratta di strutture mobili ad eccezione dell’impianto elettrico e di una pavimentazione che sono di proprietà del Comune.

«Tenuto conto che la gestione delle strutture, e di conseguenza dell’area, è storicamente del Partito democratico, il cui segretario è sempre stato, almeno nei mandati da sindaco di Alessandro Bandini, consigliere comunale e quindi vicino alle discussione sull’area avvenute nei consigli», premettono i consiglieri Fausto Bonsignori, Elisa Cecchini e Paolo Riccucci, che chiedono chiarimenti sull’accatastamento di quelle strutture.

Un’idea è possibile farsela spulciando le tavole del Piano di indirizzo territoriale della Regione Toscana. Si tratta di un’area classificata come di notevole interesse pubblico ai sensi dell’articolo 136 del decreto legislativo 42 del 2004. Inoltre, in parte si deve tenere conto dei vincoli previsti dall’articolo 142 della stessa legge: la distanza di 300 metri dai territori costieri, la presenza di corsi d’acqua e di un’area boscata. Insomma, anche per installare strutture mobili è necessaria un’autorizzazione paesaggistica e soprattutto si tratta di permessi che si esauriscono nell’arco di 120 giorni, poi tutto deve essere smontato. Viceversa si configura un abuso edilizio.

«Quale corresponsione di Cosap generano le strutture? Usufruiscono di agevolazioni sul canone? – chiedono – Quali interventi di manutenzione dell’area e delle strutture il Comune ha progettato dal 2014 e quali ha realizzato? Quali atti autorizzativi di Asl, vigili del fuoco e di conformità urbanistica hanno e in base a quali atti concessori o abilitativi? Quali sono i vincoli ambientali nell’area e le strutture li rispettano?». Inoltre, «all’amministrazione risultano irregolarità, mancanza di autorizzazioni o violazioni di norme, vincoli e regolamenti? Si sono riscontrate irregolarità di qualsiasi tipo, quali sono, da quanto tempo sussistono e chi sono i soggetti responsabili?». —

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