Il Tirreno

marciana marina 

La storia del pino crollato in piazza nel giorno dell’addio ai due vecchi amici

Stefano Bramanti
La storia del pino crollato in piazza nel giorno dell’addio ai due vecchi amici

Marciana Marina, Silvania ed Emilio sedevano sempre sulla panchina sotto la pianta. Sono morti a poche ore di distanza, il grande albero li ha seguiti

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MARCIANA MARINA. Sembra una storia magica. Come una leggenda tratta da “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez. E invece è un fatto vero accaduto a Marciana Marina ed ha a che fare con la caduta del pino secolare, simbolo del paese. Il Tirreno ha ricostruito solo ora la vicenda, grazie ad alcune testimonianze.

I protagonisti, appunto, sono il pinone secolare che troneggiava sul lungomare, Silvania Olivari Manuguerra ed Emilio Onetto. Due anziani recentemente scomparsi, amici di vecchia data, adottati dall'enorme pianta. Infatti sedevano sempre sulla panchina posta sotto quei grandi rami e così chiacchieravano in pace, ricordando il passato e parlando pure, da accesi tifosi, della loro squadra di calcio preferita (la Juve).

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Piero Landi del ristorante Rendez-vous, racconta: «Ogni volta che penso a questo episodio mi vengono i brividi». Ebbene, i tre soggetti di cui si parla risultano, oltre che legati in vita, legati pure nell’addio alla vita. Hanno lasciato questa terra come con una reazione a catena. Non solo. Emilio aveva predetto ciò che poi è accaduto. Ma andiamo al sodo. L’uomo si è spento, prossimo ai 94 anni, il 12 maggio scorso. La 82 enne, sua grande amica, il giorno successivo. Entrambi hanno avuto il rito funebre la mattina del 14. Quella stessa sera, all’ora di cena, senza che sul mare soffiasse un gran vento, il pinone è crollato al suolo. Anche lui era arrivato al capolinea e, del resto, non aveva più da accogliere sotto di sé i suoi due amici.

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Le cronache hanno raccontato l’incidente, ma pochi sapevano di questo legame a tre. «L’enorme fusto sbilenco ha ceduto di colpo. Fu messo a dimora, in modo sbagliato, non ben dritto, nei primi anni del '900, secondo la memoria popolare». Così aveva detto al Tirreno Renato Giombini, ex comandante della Forestale. Quindi la grande pianta non ha più retto al peso delle notevoli ramificazioni e, dopo aver fatto il suo dovere così a lungo, come se avesse sentimenti umani, ha scelto di cedere proprio in quel momento: come se avesse saputo che Emilio e Silvania non sarebbero più andati a trovarlo. E si è lasciato andare la sera stessa del funerale dei suoi due amici. Ci hanno rimesso solo delle auto.

I due anziani abitavano in piazza della Vittoria, sul lungomare, proprio davanti al pino; area diventata nota per la presenza del set del BarLume, la serie televisiva di Sky. E in quello storico piazzale, con il monumento ai caduti, i due amici si parlavano, oltre che seduti nella panchina sotto il pino, anche dalla finestra o dal balcone, dove la donna esponeva la bandiera della Juve.

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Nicoletta Olivari Manuguerra, la figlia di Silvania e Anna Onetto figlia di Emilio, ci hanno dato altre notizie. «Mia madre – ha detto la prima – era una donna forte e gioiosa, rimasta vedova. Era una casalinga, ma ha pure lavorato per necessità. Era invalida di guerra: trovò una bella penna nel dopoguerra, che non era tale: era una bomba “mascherata” che le scoppiò in mano. Perse alcune falangi della mano sinistra. 1999 il marito se ne andò all'estero lasciandola sola, con due figli. Non si arrese e lavorò tenacemente, per provvedere alla prole.

Lo fece per 25 anni impegnata in un bar e in una pescheria. Per quanto era stanca ogni tanto, nelle pause, si addormentava. Mamma ha lasciato me e mio fratello Alessandro e i nipoti Ivan, Domingo, Anita e Noemi, avendo pure una nuora, Francesca e il genero Giovanni, comandante della Forestale locale. Era benvoluta da tutti e ci manca tanto».

Ed Emilio? «Mio padre - ha riferito Anna – era di stirpe ligure, è stato promotore del turismo facendo venire molti suoi amici qua in vacanza ed ha aiutato tanti marinesi in modo disinteressato. Insieme alla mia mamma, Maria Cesira Provenzali, che ora non c'è più, ha aperto una libreria, una tabaccheria e poi sotto casa un'agenzia immobiliare. Era molto stimato in paese, una persona speciale. Manrico Murzi ha detto alla morte del mio babbo «Con Emilio se ne va una parte di storia elbana, era un galantuomo. Con Silvania si volevano molto bene, lei veniva spesso a casa da noi e insieme vedevano i giornali, compresi quelli sportivi e si gustavano le imprese della Juve. “Il pino è davvero più grande di me come età”, commentava mio padre ricordando la giovinezza. E ultimamente aveva affermato: “Quando me ne sarò andato, il pino mi seguirà”». È andata proprio così.

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