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Campiglia, ritorno al passato Il paese è pieno di cavallette

Annalisa Mastellone
Campiglia, ritorno al passato Il paese è pieno di cavallette

Numerose segnalazioni, l’assessore Camerini rispolvera le storie dei secoli scorsi Ma l’entomologo Colli spiega: «Nessuna invasione, è solo un fatto dovuto al caldo»

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campiglia. In questi giorni sono stati in tanti a segnalare la presenza di numerose cavallette a Campiglia Marittima. La cosa ha destato molta curiosità. C’è anche chi ha parlato di invasione, dato che avvistamenti così numerosi non se ne facevano da moltissimo tempo. L’assessore alla Cultura Gianluca Camerini in un post su Facebook ha riportato l’estratto di uno scritto di Isidoro Falchi, che descrive l’invasione di cavallette che ha colpito il paese nei secoli scorsi. Questi insetti erano considerati un flagello in grado di mettere in ginocchio la comunità.

«Dopo tante calamità – riporta il testo citato – comparvero nel 1651 sul territorio di Campiglia ai confini di Piombino, anche i grilli, ossia le locuste, le quali devastarono i campi e i boschi e in modo che al Comune mancarono affatto le entrate necessarie per soddisfare agli stipendi de’ suoi impiegati. I grilli comparvero in tal numero nel 1652 e 53 che devastarono affatto i grani e le macchie; e alla stagione della segatura costrinsero ognuno a lasciare case e bestiami, e fuggire altrove. Nel 1654 i grilli spogliaron le vigne, i prati e le pasture. La spesa occorsa per distruggerli fu spaventevole. Tornarono nel 1712 i grilli a funestare le semente: per cui molti abitanti di Campiglia credendo maledetta la loro terra fuggirono. Parimente nel 1734 tornarono i grilli a devastare i campi».

Ma siamo di fronte a un’invasione di cavallette anche oggi? «Nessuna invasione – ha riferito al Tirreno l’entomologo Ennio Colli –. Le invasioni ci sono state nelle epoche passate, come ricordato da Camerini, ma si trattava di tonnellate di cavallette, erano dei nuvoli, invasioni massicce». L’esemplare avvistato a Campiglia, precisa Colli, è il Decticus albifrons. «Me lo ha confermato uno dei massimi esperti – ha detto – che ho contattato all’università di Palermo».

Essendo raro vederne di più rispetto al solito, non conoscendo il campo dell’entomologia (che studia gli insetti), è facile parlare subito di invasione. «Ma non è così – ribadisce –. Come succede per altri insetti, tipo la limantria e altri che hanno invaso il nostro territorio, questi inverni non freddi permettono una proliferazione maggiore di questa specie: parte delle ovature non vengono distrutte e la gran parte arriva a primavera e si schiude. Indubbiamente credo che questi avvistamenti diventeranno sempre più consistenti, visto il clima che continua a riscaldarsi. Quindi, non parliamo di invasione, ma di un avvistamento più consistente, di un raggruppamento di questi ortotteri che però rimane limitato nel luogo e come numero».

Annalisa Mastellone

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