Sicurezza
Commissione di studio Pd e Per Anna: «Scelto lo strumento sbagliato»
piombino. «La misura è colma». I gruppi consiliari Pd e Per Anna stigmatizzano le motivazioni che hanno portato i gruppi di maggioranza a chiedere l’istituzione di una commissione di studio su Asiu, Tap e Rimateria e la gestione dei rifiuti in Val di Cornia.
La maggioranza si è orientata sull’istituzione di una commissione di studio e non d’inchiesta «perché in quest’ultimo caso, come da regolamento, la presidenza sarebbe stata assegnata alla maggiore forza di opposizione e cioè al Pd, una forza politica che ha gestito la questione nella precedente legislatura». Così è stata illustrata la scelta dai gruppi di maggioranza che sostengono il sindaco Francesco Ferrari. E per Pd e Per Anna svela «in tutta la sua evidenza, il volto vero della maggioranza: da una parte l’inconsistenza istituzionale e la scarsa conoscenza dello statuto e del regolamento, dall’altra, una totale malafede frutto dell’arroganza e dell’incompetenza».
Si citano l’articolo 58 dello statuto che disciplina le commissioni d’inchiesta, di controllo e garanzia, allo scopo di assicurare l’esercizio della funzione di controllo e svolgere inchieste sull’attività amministrativa del Comune. E l’articolo 22 del regolamento in cui si disciplinano le commissioni di studio. «È di facile comprensione per chiunque, ma è d’obbligo che lo sia per chi ha la pretesa di amministrare una città, la differenza tra i due tipi di commissioni, le prime sono disciplinate dallo statuto e si occupano di fare inchiesta, indagine e controllo sull’operato dell’amministrazione; un’attività rivolta al passato. Le seconde, previste dal regolamento, al contrario, guardano al futuro ovvero a studiare piani e programmi». E proseguono i due gruppi d’opposizione: «Non si tratta di una semplice differenza lessicale bensì del rispetto delle fonti del diritto, prerogative, competenze e poteri che sono affidati per legge, norme statutarie e regolamentari che non sono nella disponibilità neppure politica di chicchessia, neppure della maggioranza». E concludono: «I sospetti che ambissimo a spazi istituzionali credevamo di averlo già fugato nella prima seduta di consiglio comunale, nella quale avevamo annunciato espressamente la volontà di non accettare una vicepresidenza». —
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