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Ifremer: «Stop allarmismi Non esiste vicino all’Elba un’isola di plastica»
PORTOFERRAIO. «Non esiste una “Isola di plastica”, come riportato da alcuni media, fra la Corsica e l’Italia». Lo afferma Francois Galgani dell’Ifremer che, a bordo dell’Astrea, fa la spola tra arcipelago toscano e Bastia insieme con il team dell’Università di Siena, i ricercatori dell’Office de l’Environnement de la Corse (Oec) e dell’Institut français de recherche pour l’exploitation de la mer (Ifremer), per misurare l’impatto delle plastiche in questa area del Mediterraneo e del Santuario dei Mammiferi marini Pelagos. La notizia è riportata da Greenreport.it. Sono così respinte le informazioni diffuse dai media (equivocando e forzando proprio delle dichiarazioni di Galgani) e smentendo così «il concetto di isola di plastica che non è che un’iperbole», spiega ancora lo scienziato francese. «Nell’area è presente, non in maniera permanente, un hot spot di accumulo di macro e micro plastiche, che si dissolve in pochi giorni, come confermato dai modelli Lamma». Si tratta di un fenomeno che alimenta il “vortice”, l’accumulo mobile di microplastiche tra Elba, Corsica e Capraia (non certo un’isola). La sua esistenza è stata confermata nel 2016 dall’ormai celebre studio “The Mediterranean Plastic Soup: synthetic polymers in Mediterranean”, pubblicato su ‘Nature/ScientificReports” da un team di ricercatori dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Lerici (Ismar-Cnr), in collaborazione con le Università di Ancona, del Salento e Algalita Foundation (California). La campagna dei ricercatori del progetto Plastic Busters Mpas dedicata a monitorare l’impatto delle plastiche e delle microplastiche sulla fauna marina sta proseguendo nella zona fra l’arcipelago toscano e la Corsica, a bordo della nave Astrea dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Essa fa parte di un progetto di ricerca e divulgazione scientifica dell’United Nations Sustainable Development Solutions Network dell’università di Siena, iniziato il 1 febbraio 2018, della durata di 4 anni. È finanziato dalla Comunità Europea. Vi aderiscono istituzioni ed enti di ricerca da tutti i Paesi del Mediterraneo e in Italia vede impegnati anche Ispra, Consiglio nazionale delle ricerche (Ispra), il Consorzio Lamma e il parco nazionale dell'arcipelago toscano, Consorzio Mediterraneo e l'università di Bologna. —
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