Il Tirreno

turismo all’aria aperta: il caso 

Costa degli Etruschi caos agricampeggi I Comuni contro la riforma regionale

Manolo Morandini
Costa degli Etruschi caos agricampeggi I Comuni contro la riforma regionale

Lettera aperta al presidente Rossi e a tutto il consiglio «Auspichiamo un confronto costruttivo in tempi brevi» 

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«Stupore». «Profondo disappunto». Non ci girano intorno i Comuni dell’Ambito Costa degli Etruschi nel commentare la proposta di legge approvata dalla giunta della Regione Toscana di riordino dell’ospitalità negli agricampeggi che di fatto renderà «impossibile proporre un turismo all’aria aperta di qualità». E ancora: «Ciò che emerge è una visione anacronistica dello sviluppo turistico, che va nella pericolosa direzione di una diminuzione della qualità dell’offerta e dei servizi al turista, penalizzando fortemente la possibilità di destagionalizzazione, in primis quella della costa, fortemente colpita dal problema della stagionalità».

In calce alla lettera inviata al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, alla giunta, al presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, al consiglio, al presidente della 2ª Commissione Gianni Anselmi, e per conoscenza ad Anci Toscana e al suo direttore Simone Gheri. La platea degli interlocutori dà il peso della questione. Perché è lungo la Costa degli Etruschi che gli imprenditori agricoli si trovano a fare i conti con la zona grigia della legge 30 del 2003: le loro strutture realizzare sulla scorta di autorizzazioni sono sequestrate. Investimenti congelati e procedimenti penali in corso.

Il fenomeno agricampeggio toscano, sulla base di una proiezione della Regione, si aggira sui 3.500 posti letto in più. Che se parametrati sui 560.000 posti letto ufficiali, significa un incremento della ricettività totale dello 0, 6%. E tenendo conto dei posti letto degli affitti brevi la percentuale si dimezza. «I 3.500 posti letto in più in tutta la Toscana non fanno concorrenza a nessuno ma rappresenterebbero un concreto aiuto alle aziende agrituristiche che per prime presidiano il territorio 365 giorni all’anno, e concorrono alla destagionalizzazione».

La capacità dei territori di fornire servizi sempre maggiori e migliori «come si coniuga con la previsione della Regione di sviluppare l’agricampeggio con bagni esterni e in comune? Con la limitazione dei 180 giorni per l’installazione di tende senza servizi? Con, addirittura, l’impossibilità per l’agricoltore di utilizzare ai fini agrituristici volumi derivanti da interventi di ristrutturazione urbanistica o da trasferimenti di volumetrie? La previsione di poter installare solo tende tipo glamping per 180 giorni, con esclusione di altre tipologie di ospitalità come ad esempio le case mobili, preclude inoltre qualsiasi possibilità di ampliare la ricettività anche nella bassa e media stagione».

I Comuni contestano l’approccio seguito dalla Regione. E sottolineano una regola aurea per il settore turistico: «È il mercato che decide cosa vuole, cosa è di tendenza e, se non lo trova in Toscana, semplicemente si sposta verso altre destinazioni. Di questo sembrano essere ben consapevoli altre regioni, nostre competitors, che fanno scelte ben diverse, pur nel rispetto del territorio e nella scelta della regolamentazione». Da qui il giudizio per la proposta di legge. «In qualità di rappresentanti regionali da un lato ci raccontate che volete aumentare i servizi e migliorare la nostra capacità ricettiva, dall’altro vi fate promotori di leggi inadeguate, miopi e lesive della capacità di sviluppo dei territori. Da qui la nostra domanda, qual è la vostra idea di sviluppo del turismo in Toscana? La costa soffre il problema dell’occupazione, dato la natura fortemente stagionale del suo turismo. È così che pensate di alleviare il problema? Penalizzando le strutture che sono aperte tutto l’anno? ».

Anche la questione della superficie minima di 4 ettari «ci appare assurda. La legge nazionale di settore applica, giustamente, un parametro che si basa sul tipo di coltivazione aziendale. Ciò che un agricoltore deve sempre dimostrare nel caso voglia aprire la sua azienda ai turisti è e deve rimanere la principalità di reddito agricolo».

L’invito è a ripartire dalla proposta di legge presentata dalla 2ª Commissione lo scorso aprile «sia quella risolutiva, da una parte per quanto riguarda la tutela del paesaggio e dall’altra dando risposte alla necessità di inserimento di case mobili e glamping ed altre tipologie di servizi di turismo all’aperto che coniugherebbero gli aspetti di tutela del territorio e di promozione di qualità turistica dei servizi e dell’offerta». —

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