Il Tirreno

Bora Bora è sul fondo del mare monitorato in attesa del recupero

Luca Centini
Bora Bora è sul fondo del mare monitorato in attesa del recupero

Montecristo, due possibilità per il peschereccio affondato: che vi provveda direttamente l’armatore del natante o che lo facciano Capitaneria di porto e Parco, rimettendogli le spese

2 MINUTI DI LETTURA





MONTECRISTO. Bora Bora, il peschereccio della marineria di Porto Santo Stefano, è adagiato sul fondale nel punto in cui il 12 giugno ha urtato la scogliera dell’isola di Montecristo, aprendo una grossa falla nello scafo. Ha cominciato fin da subito a imbarcare acqua. Ma solo da pochi giorni, nonostante i sommozzatori provenienti dalla Guardia costiera di Genova avessero tamponato lo squarcio e provveduto a liberare dai serbatoi del motopeschereccio seimila litri di gasolio, è definitivamente calato sul fondale marino. Oggi si trova adagiato sul fondale di 10/12 metri di profondità, giornalmente monitorato dagli uomini della Capitaneria di porto di Portoferraio, per controllare che non ci siano eventuali sversamenti o altri problemi che potrebbero interessare l’habitat marino.. «L’imbarcazione in pratica si trova nello stesso punto in cui è andata a cozzare contro la scogliera – ci dice il comandante della Capitaneria Agostino Petrillo – Una nostra motovedetta sta operando con regolarità nella zona, al fine di controllare che non si verifichino ulteriori problemi d’inquinamento».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.37105605:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.37105605:1652463431/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Oltre al monitoraggio si sta lavorando al recupero del relitto. Due le strade che si battono attualmente: una chiama in causa l’armatore del natante, la seconda invece è di carattere istituzionale. Si tratta della seconda ipotesi da praticare nell’eventualità in cui l’armatore di Santo Stefano non riesca a fornire un piano di recupero idoneo nel rispetto dell’integrità ambientale in cui è inserita l’isola stessa. Il programma dovrà essere sottoposto al vaglio della Capitaneria e della comunità del Parco nazionale, tenuto conto che Montecristo rientra nel perimetro delle aree protette marine. «Nel caso in cui il privato non riesca a fornire un cronoprogramma di recupero del natante accettabile – aggiunge il comandante Petrillo – saremo noi e il Parco nazionale a elaborare unitariamente un piano d’ufficio da mettere in pratica e quindi liberare finalmente quel tratto di costa dal relitto. Naturalmente le spese del pacchetto delle operazioni ricadranno sull’armatore». —

L.C.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web