Il Tirreno

MISSIONE NATURA 

I falchi pescatori col Gps sono Blu, Bizet e Billy

Cecilia Cecchi
I falchi pescatori col Gps sono Blu, Bizet e Billy

L’inanellamento grazie ai pompieri, all’Ispra e al gruppo di lavoro del progetto da sempre curato da Giampiero Sammuri anche qui in collaborazione con il Wwf

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«I falchi più confidenti che ho mai visto... Non abbiamo mai fallito, riusciremo anche questa volta» nessun dubbio per Giampiero Sammuri (biologo, presidente parco Arcipelago) da sempre al centro dei progetti e ricerche in Italia e nell’Arcipelago Toscano dedicati a questo rapace. Inanellamento dei “cuccioli” si va per tentativi. Sono le 8, 30 nel Padule, passando da Vignarca: “vecchio” ingresso nell’Oasi Wwf riserva regionale Orti Bottagone.

Qui tre piccoli di falco pescatore sono nati a fine giugno dopo più di 40 anni d’assenza. Prima prendano il volo, necessario schedarli. Data stabilita 16 luglio. Movimento, pur non a ridosso, comunque vicino al traliccio con sulla cima l’(ex) nido per cicogne, risultato ideale per questa famiglia di falchi così comodo e vicino ai pesci da pescare.

Genitori in allarme; il maschio si piazza a vigilare nel traliccio più vicino. La femmina controlla dall’alto ma poi non resiste alla lontananza e scende in picchiata facendo versi acutissimi (forse) per rincuorarsi e rincuorare gli ex piccoli che quasi scompaiono alla vista schiacciandosi nel nido.

Presenti da subito per un’assistenza che poi si rivelerà (come spessissimo succede fondamentale) i vigili del fuoco del distaccamento di Piombino. Alla spicciolata arrivano fotografi naturalisti con attrezzature da spavento, ornitologi, tanti bambini con la maglietta del Panda. Silenzio da prima della Scala. Arriva il vicepresidente Wwf Livorno Stefano Gualerci. C’è il camion con la piattaforma mobile, ma dopo la pioggia di lunedì pomeriggio gran parte dell’Oasi appare di nuovo quel nella sua natura: palude. Manca la tenuta per il macchinario di sollevamento.

Più tentativi, ma alle 9, 30 l’operatore torna indietro. La mamma continua con le sue picchiate, ali enormi anche viste da lontano, scaccia un gheppio, una cornacchia, si avvicina al nido ripetendo il suo “verso d’allarme”, senza pace. Si prova con l’attrezzatura dei pompieri per salire sul traliccio, tenta un esperto ambientalista ma si scivola comunque. Insomma ci vogliono i pompieri con la scala. Salgono in due: uno fino al nido con la femmina (è il capo squadra Paolo Salvador) che vorrebbe artigliarlo a prendere i falchi, il collega a metà a raccoglierli per passarli fino a terra con la massima cura. Qui prelievo di sangue, tolta una piuma per il controllo del Dna, Gps per il monitoraggio. Primissimo pomeriggio nel nido torna la normalità... «Fatto! – dice la responsabile dell’Oasi Silvia Ghignoli – Grazie ai vigili del fuoco anche per il recupero dei piccoli dal nido. L’inanellamento è stato fatto grazie a Francesco Pezzo dell’Ispra e al gruppo di lavoro del progetto falco pescatore: Giampiero Sammuri, Alessandro Troisi, Vincenzo Rizzo Pinna, Guido Alari, Flavio Monti, Andrea Sforzi. Ai tre giovani falchi, oltre all’applicazione dell’anello Euring – spiega – è stato applicato un anello blu con la sigla di 3 lettere del progetto di reintroduzione, è stato prelevato il sangue, preso un campione di una penna per stabilire Dna e sesso, prese delle misurazioni base (peso, lunghezza becco) e applicato il Gps. Poi vigili del fuoco hanno riportato i giovani sul nido.... e i nomi che gli sono stati dati sono: Blu, Bizet e Billy. Scelti tra quelli proposti tramite l’appello di Facebook». Insomma buon volo tenendo ben presente che Orti è un gran bel posto dove mettere su famiglia. –

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