Il Tirreno

Torre Mozza, identificato il giovane morto in mare

Claudia Guarino
Torre Mozza, identificato il giovane morto in mare

L’uomo aveva 31 anni ed era ospitato al centro di prima accoglienza della Caravella. Contattati parenti del ragazzo 

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PIOMBINO. La giornata era molto calda, leggermente ventilata e il sole bruciava la pelle. Il mare non era particolarmente mosso. Ahmed Javed sarebbe arrivato in spiaggia da solo, avrebbe lasciato il suo zaino sulla sabbia, all’altezza del parco acquatico, per poi entrare in mare.

Testimoni hanno detto di averlo osservato mentre oltrepassava il bagnasciuga, incuriositi dal suo entrare in acqua vestito. Tempo dopo, forse addirittura qualche ora dopo, secondo le testimonianze di alcuni bagnanti, il suo cadavere è stato ritrovato a pochi metri dalla riva. Era prono, aveva una maglia e dei pantaloncini. I primi soccorsi, quelli dei bagnini, sono stati prestati intorno alle 15. Una quarantina di minuti per tentare di rianimarlo, prima dell’arrivo dell’ambulanza della Croce Rossa, che ha ricevuto la chiamata intorno alle 15.30. Anche il medico del 118 ha provato a salvare Ahmed Javed, ma l’uomo non ce l’ha fatta. E’ morto a Torre Mozza venerdì 5 luglio, in un afoso pomeriggio d’estate.

Aveva 31 anni, era alto circa 1 metro e 65 centimetri e veniva dal Pakistan. Non era sul territorio da molto tempo. Viveva alla Caravella, centro di prima accoglienza, da un mesetto, da quando aveva presentato richiesta per ottenere la protezione internazionale. Nessuno ha visto il suo corpo in mare fino a che non è stato trasportato verso riva dalle onde. Molto probabilmente è morto annegato. Forse gli è stato fatale un malore o forse è scivolato mentre stava camminando sulla vecchia strada sommersa che affiora fin quasi in superficie. Forse non ha fatto in tempo a chiedere aiuto o forse era troppo al largo perché qualcuno potesse accorgersene.

Le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti sono ancora in corso e sono le uniche a poter dare delle risposte. Certo è che i tentativi di rianimazione, effettuati prima dai bagnini e dopo dal personale del 118, non sono serviti a niente. E l’elisoccorso Pegaso, giunto anch’esso sul posto, alla fine si è sollevato da terra vuoto. In quello che molto probabilmente era lo zaino di Ahmed Javed, poi aperto dagli investigatori che ne hanno esaminato il contenuto, non c’erano documenti e la sua identità sarebbe stata confermata successivamente agli investigatori da uno dei mediatori culturali che lavorano alla Caravella. L’idea che quel corpo fosse di uno dei richiedenti asilo ospitati alla Caravella, comunque, si è fatta strada fin da subito.

La salma dell’uomo è stata poi portata all’obitorio del cimitero di Piombino, a disposizione dei magistrati, e sembra che siano stati contattati alcuni zii del ragazzo. Le prime indagini del caso sono state portate avanti dalla guardia costiera di Piombino, sul luogo sono intervenuti anche i carabinieri, in funzione di supporto, mentre il pubblico ministero competente, della Procura di Livorno, è Antonella Tenerani.
 

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