Sicurezza
La nuova Magona è pronta a ripartire e punta ai mercati internazionali
Alla guida dello stabilimento l’Ad piombinese Giovanni Carpino «Possiamo farcela con un po’ del nostro orgoglio magonista»
Alla Magona lo stand by durerà 100 giorni, il tempo di mettere a punto il piano industriale della nuova proprietà, la Liberty Steel di Sanjeev Gupta. Ma in fabbrica già si respira un’atmosfera nuova: c’è qualcosa di simile all’entusiasmo, per aver ritrovato finalmente una prospettiva dopo 10 anni molto difficili, chiusi come in un campana di vetro da Arcelor Mittal, una situazione bloccata che non dava respiro a una fabbrica con una storia fatta di sacrifici, senso di appartenenza, grande qualità e alto livello di servizi al cliente.
Caratteristiche “magoniste” che hanno contribuito ad attraversare senza drammi sociali anni durissimi, un lungo periodo di “solidarietà”, in cui i dipendenti si sono ridotti ai 470 attuali, ora tutti al lavoro.
Gupta per rilanciare lo stabilimento di Piombino ha deciso di affidarne la guida a un piombinese, Giovanni Carpino, 54 anni. Col nuovo amministratore delegato nel Comitato di direzione ci sono Lino Iallorenzi, Stefano Pisaneschi, Andrea Paolini, Roberto Fusco, Emanuele Gentili, Marco Bocchigli, Davide Caramiello e Pasquale Guerriero.
Carpino in realtà è genovese di nascita ma in città dai tempi delle elementari. Ha due figli, la passione per il Genoa, un percorso scolastico avviato col liceo classico di via Cavour e concluso con la laurea in ingegneria elettronica. Poi il militare, quindi tre anni da tecnico alla Elettromar di Follonica («che per me – racconta – è stata una grande esperienza»), l’ingresso in Magona nel 1996, prima alla zincatura 4, poi pian piano con altri livelli responsabilità sempre nell’area tecnica, prima di diventare nel 2016 il direttore dello stabilimento e, con l’arrivo di Liberty, amministratore delegato. Carpino è reduce da una riunione a Vienna con Gupta e con i top manager del gruppo.
Ingegner Carpino, che effetto fa da piombinese guidare la Magona, un simbolo della città?
«Beh, certo c’è un po’ di orgoglio “magonista”. Del resto professionalmente sono cresciuto qui dentro. Spero di incarnare quello che è lo spirito combattivo di chi lavora e ha lavorato qui dentro».
Siete nei famosi “100” giorni, ma qual è comunque l’obiettivo suo e della nuova proprietà?
«La scommessa è riportare profittabilità nel più breve tempo possibile. La congiuntura non ci aiuta, specie nello zincato, ma abbiamo voglia e fiducia di riuscirci entrando anche nei mercati internazionali, come già stiamo iniziando a fare».
Lei ha vissuto tutta la parabola Arcelor Mittal. Cosa cambia in Magona con l’arrivo di Gupta?
«Quella di Liberty è un’impronta anglosassone. Per semplificare, lo stabilimento ha vita propria, ma riceve il necessario supporto dal vertice. Quindi saremo liberi sul mercato: ad esempio da Fos per 5 anni avremo la garanzia della fornitura di coils a caldo ma potremo esplorare il mercato e, nel caso, fare scelte più vantaggiose».
E quali saranno le prime mosse per riportare bilanci in positivo e dare un futuro allo stabilimento?
«Intanto è partito un investimento da 5 milioni per riattivare il decapaggio, importante perché ci darà maggiore versatilità. Dovremo aumentare la produttività ed essere in grado di assicurare quella qualità e quel servizio al cliente che ci hanno sempre contraddistinto.
L’impianto sarà pronto all’inizio del 2020 e assumeremo una ventina di persone, dopo gli otto interinali arrivati sulle linee da pochi giorni, tra l’altro tutti figli di ex dipendenti. Perché, appunto, crediamo molto nel “magonismo”». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google