Il Tirreno

la sentenza 

Il vigilante uccise con premeditazione Condannato a trent’anni di carcere

Alessandro De Gregorio

Longo riconosciuto colpevole per l’omicidio di Hamdi. Provvisionali e spese processuali per quasi 900mila euro 

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Fu omicidio volontario e vi fu premeditazione. Nessuna infermità mentale, nessuno sconto se non quello previsto dal rito, il giudizio abbreviato, con la pena dell’ergastolo commutata in trent’anni di carcere.

Dopo due ore di camera di consiglio, ieri a Livorno il giudice dell’udienza preliminare Antonio Del Forno ha riconosciuto la piena colpevolezza di Marco Longo, 35 anni, ex guardia giurata, condannandolo a trent’anni di reclusione per aver massacrato e ucciso il tunisino Fadhel Hamdi nell’abitazione di quest’ultimo, in via Ferrer, la notte tra il 20 e il 21 novembre di due anni fa.

A nulla è servita l’arringa degli avvocati difensori Lorenzo Pellegrini e Davide Bianchi (quest’ultimo in sostituzione di Giovanni Marconi, indisposto), che dopo aver provato a percorrere la strada della seminfermità mentale avevano chiesto quantomeno una pena più mite. Ha pesato di più la linea tracciata all’udienza precedente dal pubblico ministero Ettore Squillace Greco. Per inquadrare la personalità di Longo, il pm aveva preso in considerazione tutto, anche l’uso dei social, comprese l’ostentazione di immagini e di una terminologia tipicamente fascista come l’appellativo «camerata» con cui si rivolgeva agli amici nelle conversazioni su Whatsapp o su Facebook. Elementi che sarebbero stati anche privi di importanza se non si fossero incrociati con l’azione di quella notte: Longo che parte da Venturina e si presenta armato, con un silenziatore artigianale e con proiettili dum-dum. Per l’accusa non c’era alcun dubbio e così è stato anche per il giudice: quello fu un omicidio premeditato.

Longo anche stavolta era presente in aula e ha assistito alla lettura del dispositivo. Poi è stato riaccompagnato in carcere, a Pisa. L’udienza è stata celebrata a porte chiuse e anche i genitori dell’imputato hanno dovuto attendere fuori. Per loro, un doppio dramma considerando anche l’aspetto risarcitorio della vicenda. Il dottor Del Forno infatti, rinviando le parti davanti al giudice civile per l’esatta determinazione dei danni, ha stabilito una serie di provvisionali in favore delle parti civili (rappresentate dagli avvocati Mauro Cini, Giulia Marini e Davide Puccini, tutti del Foro di Prato) per un ammontare complessivo di 875mila euro: 125mila a testa per i genitori di Hamdi, 40mila per ciascuno dei cinque fratelli, 300mila in favore della ex moglie Vivet Mone in quanto esercente la responsabilità genitoriale nell’interesse del figlio minore, 125mila nei confronti della stessa Vivet «nei limiti del danno per cui si ritiene già raggiunta la prova sotto il profilo del danno morale». Più altri 20mila euro di spese processuali. Il giudice si è riservato 60 giorni per depositare la motivazione. —

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di Redazione web