La Lega attacca don Castelli sui migranti della Sea Watch
Biasci: «Un prete non avrebbe dovuto esprimere considerazioni fuorvianti su quella famigerata nave e contro il Governo. È una provocazione fine a se stessa»
PIOMBINO. Oltre 400 firme in calce alla lettera aperta di monsignor Pierluigi Castelli, parroco di Sant’Antimo, affissa alla bacheca della chiesa, quasi un appello disperato a non cedere «all’ignavia, all’indifferenza e al silenzio sulla Sea Watch». E poi decine di condivisioni sui social, “mi piace” e commenti.
Le considerazioni di don Castelli che hanno fatto il giro della città, non solo virtualmente, e non solo negli ambienti cattolici, ieri hanno incassato una dura presa di posizione da parte di Roberto Biasci, consigliere regionale della Lega di Salvini, ormai da alcuni mesi – da quando cioè la Lega è entrata nella coalizione guidata da Francesco Ferrari, che ha poi vinto le elezioni – piuttosto presente sulle questioni cittadine.
«Sinceramente – afferma Biasci – siamo rimasti quantomeno interdetti dall’iniziativa di un parroco piombinese il quale, sulla porta della chiesa di Sant’Antimo, ha affisso un cartello che, in sintesi, appoggia pienamente il modus operandi della famigerata nave Sea Watch, criticando, viceversa, l’operato del nostro Governo».
Per Biasci dunque quella di don Castelli è «una presa di posizione netta che non tiene minimamente conto di quanto fatto da parte del comandante dell’imbarcazione che, tra l’altro, ha letteralmente speronato una nostra unità navale». Il parere del consigliere regionale leghista è che «un prete non dovrebbe, proprio perché indossa l’abito talare, esprimere con queste inusuali modalità le sue convinzioni che potrebbero, specialmente in questo caso, essere fuorvianti».
Le considerazioni di don Castelli in realtà chiarivano in modo semplice la sua idea sulla questione, o meglio «la vergogna provata per il diniego all’approdo per così tanti giorni della Sea Watch, anche dopo la disponibilità manifestata dall’arcivescovo di Torino prima e da cinque nazioni poi di accogliere le 42 persone a bordo. Non condivido e mi appare ipocrita - proseguiva il sacerdote - la distinzione tra l’aspetto morale e quello legale cui si è richiamato il presidente Conte: è immorale quella legge che non rispetta la vita e la dignità delle persone, le quali sono sempre il fine e non il mezzo per le azioni politiche». Per Biasci «è giusto che ognuno da questa vicenda tragga le sue debite conclusioni, ma esporle addirittura fuori da una chiesa ci sembra inopportuno. È doveroso salvare vite umane in mare, comunque ricordiamo che gli immigrati in questione non erano assolutamente in pericolo di vita, ma, a nostro parere, quanto fatto da don Castelli è solamente una provocazione fine a se stessa». —
Alla lettera di don Castelli in poche ore si sono aggiunte centinaia di firme e di adesioni social, molte di cristiani, e di persone di tutti gli ambienti sociali. Tra queste gli ex sindaci Massimo Giuliani e Fabio Baldassarri, padre Carlo Uccelli, e molte altre persone impegnate nel mondo del sociale, tra cui Eraldo Ridi, Stefania Stefanini, Leonello Ridi, Lucia Paperetti Casalini. —
CLOZ
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