La manifestazione
Immersioni e rischi, il secondo incontro al Circolo Teseo Tesei
PORTOFERRAIO. Secondo incontro sulla gestione delle emergenze subacquee al Circolo subacqueo Teseo Tesei. Sono intervenuti Guido Campanati, specializzato in medicina iperbarica, ed Elisabetta Bollani, medico neurologo, entrambi in servizio all’ospedale di Portoferraio. Presente anche il comandante della Capitaneria di porto, Agostino Petrillo, e il delegato di spiaggia di Rio Marina Frastolla. Si è trattato del seguito dell’iniziativa partita lo scorso anno, con cui è iniziato un percorso formativo e di approfondimento con tutti gli operatori del settore. Presenti infatti i diving appartenenti al Ced (Consorzio elbano diving) e altri centri immersioni. Il comandante Petrillo ha sottolineato l’importanza delle misure di sicurezza in mare, ricordando di rispettare le norme previste per legge. Come le modalità che deve avere l’unità di appoggio alle immersioni: essere idonea, essere presidiata da personale competente (operatori Blsd e Oxigen provider), avere presenti strumenti per la comunicazione quali Vhf (canale 16) e cellulari. Si è parlato in modo specifico degli effetti delle microbolle a livello cellulare e molecolare e dei principali fattori di rischio che possono predisporre il subacqueo verso una malattia da decompressione, come quelli ambientali (condizioni meteomarine avverse, profondità eccessiva, acqua fredda) e quelli legati all’attrezzatura (avaria, malfunzionamento, esaurimento aria, attrezzature inadeguate).
«Ci sono poi i fattori – hanno detto gli organizzatori - che riguardano il benessere (disidratazione, il freddo, obesità, diabete, fumo, uso di contraccettivi orali, ematocrito alto, dieta squilibrata, scarsa forma fisica ed esperienza, stress, imprudenza, difetti cardiaci)».
A proposito dei difetti cardiaci, si è parlato in modo molto approfondito del forame ovale pervio (Pfo), determinato dalla mancata saldatura del setto interatriale: in pratica l’atrio destro del cuore comunica con il sinistro e questo può provocare un passaggio di un trombo dal sistema venoso a quello arterioso fino a portare a una patologia da decompressione. I medici hanno spiegato molto bene la sua formazione, i rischi e gli esami da fare nel caso in cui si sospetti di avere il Pfo.
A conclusione dell’incontro si è parlato delle procedure di emergenza da attuare, secondo linee guida stabilite. —
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