Italia
Lutto per la morte di don Gianni Mariani “parroco degli ultimi”
PORTOFERRAIO. Prima un cenno con la campana di mezzana, fuori orario di celebrazioni delle messe. Poi, a distesa, tutt’e quattro. Così i parrocchiani della Sghinghetta hanno appreso del “ritorno alla Casa del Padre”, come si legge nel messaggio emesso dalla curia diocesana, del loro parroco, don Gianni Mariani. È mancato nella notte del giorno del suo onomastico, assistito dai familiari, la sorella, il cognato con le nipoti e il marito di una di loro. Per questo la messa nella frazione di San Giovanni, come era nel programma, non sarà officiata qui, bensì in parrocchia. Dove, per sua stessa volontà, ha lasciato detto di voler morire: nella chiesa che aveva retto fino a quando lo hanno sostenuto le forze. Sempre ieri sera veglia di preghiera e oggi pomeriggio, rito funebre presieduto dal vescovo della diocesi, monsignor Carlo Ciattini. Infine domani mattina, i familiari trasferiranno la salma al loro paese nativo, a Giussago (Pavia). Don Gianni avrebbe compiuto, il 27 ottobre prossimo, 64 anni, se la malattia di cui soffriva da tempo gliel’avesse permesso. Ha compiuto gli studi al seminario teologico del Pime e presso il seminario vescovile di Massa Marittima. È ordinato sacerdote dal vescovo Vivaldo il 21 maggio 1983 nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe in Portoferraio, dove è voluto morire. Qui ha ricevuto il primo incarico di vicario cooperatore. Successivamente è nominato parroco a San Piero e nel 1989 parroco anche di Seccheto. Dal 1991 lascia San Piero per occuparsi della parrocchia di San Gaetano a Marina di Campo. A cui si aggiungono Sant’Ilario, Pomonte, San Piero e Pianosa. Dal 2009 è parroco a San Giuseppe. Durante il suo incarico alla Sghinghetta riceve vari incarichi, come quello di legale rappresentante della parrocchia Santa Chiara di Marciana Marina o amministratore parrocchiale di San Giuseppe a Cavo e Santa Barbara a Rio Marina. Don Gianni sarà ricordato per le sue opere caritatevoli e per la sua attenzione rivolta costantemente verso gli ultimi. Sua l’organizzazione alla Sghinghetta di una mensa giornaliera per tutti i bisognosi, la distribuzione di cibo e vestiario alle famiglie in difficoltà. Anche ieri, non si sono interrotte le pratiche caritatevoli, perché “i poveri – come lui stesso amava dire – hanno sempre fame”. Avrebbe voluto realizzare anche un dormitorio. Ma non me ha avuto il tempo. —
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