Il Tirreno

san vincenzo 

Quarantaquattro gatti tanti quanti gli anni di Macchi per la danza

M.A.S.
Quarantaquattro gatti tanti quanti gli anni di Macchi per la danza

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san vincenzo. Giorgia che da 44 anni respira danza e insegna ad amarla. Giorgia Macchi che ha voluto mettersi a nudo davanti al pubblico, non solo di genitori andati a teatro per applaudire i loro figli, ma anche di persone che la amano e la seguono da sempre (il Verdi era sold out sabato 9 giugno, nonostante lo spettacolo fosse di pomeriggio e il tempo invitasse ad andare al mare).

Giorgia che ha radunato sul palco ballerini di ogni età, qualcuno piccolissimo, per raccontare il suo infinito amore per la danza, ma anche l’infanzia, il primo bacio, i molti incontri della vita e per la vita; con la consapevolezza, ma senza rimpianto, per qualche treno perso in nome dell’appartenenza al territorio e perché no, anche in nome dell’amore...Giorgia che come sempre ha stupito, meravigliato, divertito, commosso e che ha alternato la sua voce alle coreografie, mai banali e sempre speciali, come speciale è il suo modo di approcciarsi agli allievi: affettuoso, ma nello stesso tempo stimolante e rigoroso. Perché con Giorgia la danza non è un passatempo, bensì una disciplina, la stessa che ha osservato lei fin dai suoi primi volteggi.

«I miei spettacoli sono sempre autobiografici», spiega la Macchi che due giorni dopo la performance al Verdi ha portato con successo gli allievi della sua scuola alla Goldonetta di Livorno. «E ogni coreografia attinge dal mio vissuto: dal quotidiano, grande ispiratore, dalla realtà che mi circonda o dal visionario che mi nutre». «Ho sempre raccontato in modo più o meno descrittivo i miei pensieri, le mie opinioni, ma anche le emozioni e i sentimenti e forse per questo riesco a coinvolgere allievi e pubblico» spiega e, a giudicare dai risultati, è impossibile non crederle.

Per lo spettacolo di fine corso che, in onore degli anni di insegnamento, ha intitolato “Quarantaquattro gatti”, come la canzone dello Zecchino d’oro, la coreografa ha voluto come spalla Alessandro Serasini, suo amico e collaboratore, che ha ideato una sorta di intervista in cui, fra l’alternarsi dei passi di danza (corpo di ballo variegato e ben amalgamato, con qualche elemento anche fra i piccolissimi, davvero sorprendente), ha tracciato, con nostalgia e un pizzico di ironia, il percorso di una vita, o meglio: «Il senso di una vita».

«Spero – dice – di non aver fatto una celebrazione, cosa che non era nelle mie intenzioni e mi auguro che i messaggi emotivi siano arrivati, oltre che con la musica anche con le parole». La ballerina ha ricordato infine i momenti importanti di una carriera, svolta fra l’estero, «soprattutto Parigi, il mio luogo dell’anima», e San Vincenzo, che l’ha adottata fin da piccola, «il paese dove ho scelto di vivere, dove sono molto criticata ma altrettanto amata». Al termine della performance, fra applausi e ovazioni la Macchi ha ringraziato Lucia Agostini, «mia ex allieva e preziosa assistente», e Giovanna Chiellini, «straordinario tecnico, nonché presidente della nostra associazione culturale Le Crisalidi». — M.A.S.

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di Redazione web