Il Tirreno

il naufragio del bora bora 

Oggi il peschereccio riemergerà con l’ausilio di palloni galleggianti

Luigi Cignoni
Oggi il peschereccio riemergerà con l’ausilio di palloni galleggianti

Già ieri iniziate le operazioni a Montecristo. Prima i sommozzatori tapperanno la falla a prua 

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PORTOFERRAIO. La giornata decisiva per il recupero e il rigalleggiamento del peschereccio Bora Bora della marina di Porto Santo Stefano è oggi. Sul posto ci sono i mezzi della Capitaneria di porto di Portoferraio e mezzi navali dell’armatore, e nella tarda mattinata di oggi è atteso l’arrivo in cala Giunchitelli di un rimorchiatore per riportare l’imbarcazione incagliata a Santo Stefano. Ieri si sono disposte le operazioni previste per l’attività preparatoria del recupero, coordinate dall’Autorità marittima di Livorno e dalla Capitaneria di porto di Portoferraio. Si procederà secondo una scaletta di priorità. Sommozzatori procederanno a tappare la falla di prua, danneggiata con l’urto sulla scogliera, unica parte del relitto che ancora è visibile fuori dal mare. Successivamente con palloni galleggianti si cercherà di togliere l’acqua dentro lo scafo, un’operazione molto delicata, perché non si dovranno compromettere i serbatoi dell’imbarcazione nel cui interno sono depositati 6mila litri di carburante. Il capitano di fregata Agostino Petrillo, comandante della Capitaneria di porto di Portoferraio, spiega la situazione: «Monitoriamo la situazione minuto per minuto, fin da quando è avvenuto l’incidente. Oggi, durante le operazioni di recupero dello scafo danneggiato, controlleremo che tutte le operazioni previste si svolgano nel migliore dei modi».

Oltre ai mezzi dell’Autorità marittima e della Capitaneria e quelli dell’armatore, opera nella cala di Montecristo anche la nave disinquante del ministero dell’Ambiente, considerando l’importanza che riveste quest’isola nella conservazione dell’ambiente marino al punto da essere interdetta alla navigazione di qualsiasi natante e visitabile soltanto da un numero contingentato di turisti (circa 2mila ogni anno). In queste acque infatti non è possibile neppure fare un bagno, essendo l’isola una riserva biogenetica.

«Oggi la priorità – continua ancora Pedrillo – è togliere da qui il peschereccio senza danni. Poi sarà il momento delle indagini». Che ci faceva il Bora Bora in navigazione verso l’isola più proibita dell’Arcipelago Toscano? Sono domande che attendono una risposta dall’equipaggio del peschereccio (un comandante e tre marinai). «Occorre appurare – ha commentato il presidente del parco nazionale Giampiero Sammuri – le cause del naufragio e stabilire le responsabilità. È evidente la necessità di rinforzare ulteriormente le attività di vigilanza con il contributo di tutte le forze dell’ordine». E intanto parte la prevenzione con un presidio della Capitaneria di porto con una motovedetta a Pianosa che potrà assicurare una maggiore prossimità con l’isola. —

Luigi Cignoni



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