Jsw, sciopero contro i tagli «Basta, servono investimenti»
L’azienda procede nelle riduzioni di personale su manutenzioni e vigilanza Fim, Fiom e Uilm: «Così si rischia sulla sicurezza e si distruggono gli impianti»
PIOMBINO. Alla ex Lucchini si torna a scioperare, per la prima volta nell’era Jindal contro la gestione dello stabilimento. Che dopo l’addio dell’Ad Fausto Azzi sembra procedere in una direzione costituita soprattutto da una serie di tagli alle presenze imposti nei vari reparti che per l’azienda sono il sistema per ridurre il “rosso” (circa sei milioni nei primi 5 mesi dell’anno) mentre secondo l sindacato non risolvono i conti ma creano soltanto condizioni di precaria sicurezza e di peggioramento dell’efficienza degli impianti.
Lo sciopero è fissato per mercoledì prossimo 26 giugno, ed è stato deciso al termine del consiglio di fabbrica dalle segreterie Fim, Fiom e Uilm e dalle le rsu. Le modalità della protesta saranno precisate nelle assemblee di lunedì 24.
Il fatto è che secondo i sindacati gli attuali vertici aziendali hanno messo in atto una nuova organizzazione in molti posti di lavoro. «Si tratta di riduzioni sulle manutenzioni, vigilanza, salvaguardia impianti – dice una nota sindacale – che non possono, in uno stabilimento come il nostro, che produrre soltanto minore produttività e maggiori rischi per la sicurezza».
In fabbrica si sente parlare di situazioni al limite del grottesco, qualche lavoratore ha raccontato di turisti stranieri entrati tranquillamente in bici a Ischia di Crociano per arrivare alla spiaggia del Quagliodromo, dove peraltro viene segnalata la presenza di numerosi buchi nella rete di protezione. Ma se questa situazione viene imputata ai tagli alla vigilanza, o alle funzioni diverse a cui alcuni operatori verrebbero assegnati, il sindacato è molto preoccupato dalla situazione dei reparti di laminazione.
«Grazie alla manutenzione effettuata negli anni – sostiene il sindacato – è stato possibile, dopo due anni di fermo, ripartire senza difficoltà insuperabili sui treni di laminazione. Oggi ci vengono comunicati ulteriori tagli, per giunta da chi quattro anni fa ci illustrava le riorganizzazioni come l’unica ricetta per riconquistare mercato, produrre utili e per avere prospettiva. La ricetta era sbagliata allora e continua a esserlo ora».
Un’accusa rivolta pur senza citarlo per nome a Sergio Simoni, tornato alla guida della produzione, e considerato in questa fase confusa l’uomo di fiducia della proprietà. Insomma, al contrario di quanto sostiene l’azienda «servono investimenti e programmazione – dicono Fim, Fiom e Uilm – perché la nostra fabbrica diventi sostenibile, affidabile e sicura. Questi tagli portano al nulla, distruggono gli impianti e mettono a serio rischio l’incolumità dei lavoratori». —
CLOZ
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