Sicurezza
«Da Jindal soltanto promesse, ora presenti il piano industriale»
PIOMBINO. Per segreteria e rsu di Uglm la situazione in Jsw è sempre più preoccupante: il riferimento è «alla modifica di denominazione sociale di Aferpi, ai buoni welfare, negli ultimi anni erogati a luglio, mentre per quest’anno la loro consegna è prevista per metà settembre. Le motivazioni addotte dall’azienda per giustificare lo slittamento sono state poco convincenti come se non vi fosse la conoscenza della difficoltà economica di molti lavoratori. Meno male siamo “una famiglia” come disse mister Jindal al Metropolitan».
Preoccupazione anche per «la comunicazione data alle rsu di un programma di riduzione costi presentato come una sorta di pseudo riorganizzazione. Tradotto: nuovi tagli di posti di lavoro, riduzione all’osso delle manutenzioni. Ci domandiamo la sicurezza sarà garantita?».
Ugl cita anche «la mancata continuità produttiva dei treni di laminazione, vistoche a oggi non è dato conoscere i programmi per luglio e agosto, la vicenda del capannone “tempra delle rotaie “di cui i soli firmatari sono stati Giuliani e Rossi senza Jindal, gli “acciai al piombo” e la loro continua sperimentazione senza conoscere i risultati e capirne le finalità di una tipologia di lavorazione dismessa, da tempo, visto l’aspetto impattante sulla salute dei lavoratori, le-dimissioni improvvise dell’Ad Fausto Azzi e l’entrata, nel consiglio di amministrazione di Jsw di Marco Carrai».
Questo è il quadro che Uglm presenterà al Governo nell’incontro fissato per il 9 luglio al Mise, «la cui gravità, a nostro avviso, dovrebbe essere preceduta da un segnale forte da parte di un territorio che chiede, con forza, lavoro e sicurezza. Dobbiamo riportare Piombino come vertenza nazionale e con i lavoratori protagonisti. A tal fine valuteremo, nei prossimi giorni, la possibilità di organizzare dei pullman a supporto della delegazione con il fine di evidenziare al Governo la reale criticità della situazione che stiamo vivendo».
«A Piombino – è l’opinione del sindacato – non va tutto bene, anzi. Non è accettabile che una multinazionale abbia rilevato una fabbrica, un tempo secondo polo siderurgico italiano, con mille promesse a oggi non mantenute. Un’azienda che riesce a far lavorare a mala pena 300/400 persone sfruttando al limite massimo impianti oramai vetusti, che lascia 1500 persone a carico dello Stato con ammortizzatori sociali dal futuro incerto. Non è accettabile che si cerchino agevolazioni e le si pretendano dal Governo senza garanzie di continuità del lavoro ed investimenti immediati. Leggiamo ogni giorno che Jindal investe in ogni parte del mondo ad eccezione di Piombino».
Il sindacato Uglm conclude spiegando che queste cose chiederà al Governo, «esigendo un controllo maggiore su un imprenditore che deve presentare un piano industriale preciso e dettagliato. Ma anche una nota di grande rilievo a quel tavolo dovrà avere la tematica delle bonifiche e degli smantellamenti. Un capitolo di cui non si sente più parlare da tempo dimenticando il rischio amianto presente e le potenzialità di spazi oggi totalmente inutilizzati». —
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