Gioco
Incontro al Mise il 9 luglio per fare il punto sul piano Jsw
Intanto i coordinatori Fim, Fiom e Uilm denunciano un abbassamento delle condizioni di sicurezza e preparano forme di mobilitazione
PIOMBINO. La convocazione al Mise è arrivata a poche ore dalla riunione del consiglio di fabbrica indetta dai sindacati per studiare forme di pressione con cui ottenerla. Ma anche per affrontare altri problemi. A partire dalla sicurezza in fabbrica che starebbe presentando situazioni di criticità.. L’incontro a Roma è stato indetto dal vicecapo di gabinetto del ministero, Giorgio Sorial, per martedì 9 luglio alle 17,30. Intorno al tavolo, insieme a Jsw, la Regione, il Comune,l’Autorità portuale e le segreterie nazionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Ugl.
Dal vertice romano i sindacati attendono di capire – dopo la revoca delle deleghe all’amministratore delegato Fausto Azzi – qual è la situazione degli investimenti e dello studio sulla realizzazione dei forni elettrici. Del resto era stato lo stesso ministro Luigi Di Maio, lo scorso 8 maggio che «un nuovo tavolo sul sito Jsw Steel di Piombino è previsto alla fine di questo mese. Un nuovo tavolo che ci consentirà, attraverso il monitoraggio costante, di capire a che punto sia l’attuazione del piano».
Arrivare all’incontro con forme di mobilitazione “in piedi” rientra nelle previsioni dei sindacati che oggi renderanno note le modalità con cui provare a mettere al centro anche altre situazioni. A partire, si diceva, dalla sicurezza. «Ci sono campanelli d'allarme che dovrebbero far riflettere», scrivono i coordinatori di Fim, Fiom e Uilm in una nota in cui si sottolinea «la disorganizzazione attuale che, ben che vada, porta a distruggere in maniera irreversibile il patrimonio impiantistico con una sensazione di profonda insicurezza che è palpabile, e, nella peggiore delle ipotesi, a dover piangere chi per scelte scellerate non torna più a casa. Se questo è il risultato di un cambio ai vertici aziendali, le risposte sindacali non tarderanno ad arrivare».
Il riferimento è alla politica di tagli alle spese che sta riducendo sensibilmente le presenze sui reparti e che finirebbe col corrodere i livelli di sicurezza in numerose situazioni. E questo nel momento in cui sono in marcia i tre treni di laminazione che, con le loro 60 mila tonnellate, rappresentano il più alto livello di produttività raggiunto nell’era Jindal.
«Abbiamo sempre supportato il progetto, accettando scelte che dovevano dare prospettiva ma se le nuove risposte aziendali sono solo i tagli sul personale, senza investimenti e futuro di ripresa di mercato non attenderemo oltre», affermano i coorinatori. Che qualcosa da dire ce l’hanno anche per il ritardo nell’erogazione dei 200 euro di bonus welfare (una spettanza contrattuale spendibile in modi diversi).
L'azienda ha comunicato che per quest’anno l'apertura del portale da cui accedere al bonus ha subito un ritardo dovuto al cambio di ragione sociale (che dovrebbe avvenire oggi).
«Riteniamo incomprensibile che in un momento del genere si debba far pagare ai lavoratori scelte che niente hanno a che vedere con una gestione aziendale seria», aggiungono i sindacati. L'ipotesi che l'azienda propone è l’apertura del portale la prima settimana di luglio e prima sessione di consegna a settembre. «Una proposta inaccettabile - chiudono - considerato che a tutto ciò si aggiunge una nuova linea aziendale che sta producendo una vera e propria riorganizzazione con accorpamenti di mansione».
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