Sicurezza
Vent’anni appesi alle deroghe Promesse e mancati progetti
piombino. Accade ancora d’estate. Come vent’anni fa. All’epoca l’allarme arriva in città a fine luglio, quando dagli ambienti sanitari filtra la notizia che, tra le misure allo studio da parte della direzione generale dell’allora Asl 6 per riequilibrare il deficit, che viaggiava sopra quota 40 miliardi di lire – una ventina di milioni di euro-, c’è anche la chiusura del reparto di maternità. Immediata scatta la mobilitazione dei cittadini. In redazione piovono lettere di protesta, mentre si costituiscono comitati civici contro la soppressione. Alla vigilia di Ferragosto il Tirreno lancia una raccolta di tagliandi tra i lettori, invitandoli a pronunciarsi contro la chiusura. A fine settembre si sfonda quota novemila. Si mobilitano politica, sindacati, rappresentanti degli enti locali del territorio. Vengono consegnati all’allora assessore regionale alla Sanità Claudio Martini e al direttore generale dell’Asl 6 Massimo Scura. Il pericolo rientra. Ma sulla testa dei piombinesi e dei cittadini della Val di Cornia si materializza una spada di Damocle.
Il calo delle nascite è irrefrenabile. Nel 1972 per esempio erano nati a Villamarina 718 bambini: Piombino viveva ancora un periodo di espansione. Il crollo venne negli anni Ottanta, basti dire che nel 1982 le nascite erano solo 333. E da allora non sono stati superati quasi mai i 300 parti.
Crisi locale e non, calo demografico generale si intrecciano e per anni non lasciano prevedere inversioni di tendenza. Se anche le mamme in attesa residenti in Val di Cornia che oggi preferiscono partorire altrove optassero per Piombino, la statistica annuale si attesterebbe sui 400 nati.
I fiocchi appesi alla nursery sembrano essere il problema. E a poco riescono gli argomenti di chi non vuole fare della quantità l’unico elemento che deve determinare le chiusure. Sembra non rilevare che a Villamarina il parto fisiologico avviene a elevati standard di sicurezza. Stando ai dati ufficiali dell’Agenzia regionale di sanità (Ars), infatti, non c’è nessuna ragione scientifica che supporta la tesi della chiusura.
Il primo carico da novanta è nelle righe dell’accordo firmato nella conferenza Stato – Regioni del 16 dicembre 2010 dove si afferma il criterio che nel giro di pochi anni i punti nascita che fanno meno di 500 parti devono essere chiusi. Nel 2012 è la volta del cosiddetto Decreto Balduzzi. Sotto i 500 nati la prospettiva è la chiusura. A Piombino lo scorso anno ci si è fermati a 258 fiocchi.
Il punto di caduta è arrivato a una manciata di giorni dalla chiusura delle urne per il voto amministrativo. Il tema del punto nascita ha tenuto banco nei dibattiti. Tutti concordi sulla sua salvaguardia. Del resto, è dall’approvazione del Decreto Balduzzi che questa chiusura è annunciata. Sulle deroghe e le promesse di investimenti per adeguare il reparto agli standard strutturali richiesti si sono svolte campagne elettorali. Impegni. Annunci. Progetti di investimento. Rassicurazioni. Ma alla fine tutto finisce per suonare come propaganda. –
Manolo Morandini
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