Sicurezza
Si dimettono Roventini e segreteria A fine mese l’Assemblea territoriale
La direzione del Pd accusa la componente “zingarettiana” che non ha partecipato alla riunione
PIOMBINO. Il segretario di Federazione del Pd, Massimiliano Roventini, si è dimesso ieri mattina in apertura della riunione della direzione, e con lui hanno rassegnato il mandato gli altri componenti della segreteria. Si è conclusa così la prima fase post elettorale, avviata la sera stessa della pesantissima sconfitta alle amministrative, con le dimissioni del segretario dell’Unione comunale, Bruna Geri.
Nel documento diffuso al termine della riunione l’unica traccia di analisi politica è il riferimento «all’esigenza di lasciarsi alle spalle le dinamiche che hanno governato il Pd negli ultimi 10 anni, che hanno inciso sulla gestione attuale e fatto sì che anche le amministrazioni risentissero della mancanza di innovazione e sostegno politico, contribuendo agli inconfutabili risultati elettorali». Non manca un attacco agli zingarettiani, assenti «per scelta politica», che fa presagire come molto complessa la ricomposizione del quadro intern o. La direzione ha comunque deciso di convocare l’Assembla territoriale del partito (120 membri, più o meno equamente divisi tra le due correnti) «per prendere decisioni immediate sull’organizzazione del partito». Questi i compiti attribuiti all’Assemblea: «elezione del nuovo segretario, analisi della sconfitta a Piombino, necessità dell’apertura del Pd alla società, programmazione delle assemblee dei circoli aperte, strategie territoriali alla luce dei nuovi assetti politici e amministrativi, costruzione di un’opposizione forte nei Comuni dove non siamo forza di governo, attraverso il supporto ai gruppi consiliari».
Il documento spiega quindi che «la direzione su questi temi intende aprire un confronto largo, dentro e fuori dal partito, il modo migliore e più serio di rispondere a una sconfitta elettorale con cui dobbiamo fare i conti, superando correntismi autoreferenziali».
Operazione difficile, vista la critica alla componente zingarettiana, «che dopo aver disertato la segreteria di lunedì scorso chiedendo la convocazione di questo appuntamento, ha scritto una lettera in cui giustificava la propria assenza asserendo impegni già presi da molti membri». L’accusa è nella considerazione «che una situazione così straordinaria poteva essere sufficiente per modificare le agende di tutti, dimostrando un senso di appartenenza non solo con i post su Fb, gli articoli di giornale e le prese di posizione di corrente, ma partecipando alle discussioni negli organismi». Ricostruzione non coincidente con quella della componente zingarettiana, che nella lettera in cui annunciava che non avrebbe partecipato alla riunione per le «molte assenze che inevitabilmente ci sarebbero state» dopo aver chiesto invano un’altra data, spiegava che «un appuntamento così importante avrebbe dovuto almeno essere concordato con i nostri sindaci e coi segretari delle Unioni comunali, e svolgersi in un orario che favorisse la partecipazione». Tutto ciò rimettendo le proprie deleghe, e augurandosi che «da oggi inizi una nuova storia per il nostro partito, e che la dura e dolorosa lezione di domenica sia servita». —
CLOZ
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