Gioco
Montecristo, quei seimila litri di gasolio continuano a fare paura
Le condizioni meteo sono migliorate ma si teme per il peschereccio affondato. La Capitaneria attende in queste ore il piano di recupero dell’armatore
PORTOFERRAIO. «Le condizioni generali del tempo sono sensibilmente migliorate rispetto a ieri. Il peschereccio continua a restare dove è affondato in parte. Si scorge solo la punta fuori dall’acqua. Continuiamo a monitorare la situazione minuto per minuto. Allo stato attuale non ci sono sversamenti in mare». Chi parla è Agostino Petrillo, comandante della Capitaneria di porto di Portoferraio che, appena verificatosi l’incidente del “Bora Bora”, il motopeschereccio appartenente alla marineria di Porto Santo Stefano finito sugli scogli a Montecristo, si è immediatamente prodigato a inviare sul posto un mezzo della Capitaneria e successivamente informare dell’accaduto gli enti preposti al controllo e alla giurisdizione dell’isola, il ministero, il parco nazionale e il Comune di Portoferraio, nel cui territorio ricade l’isola. . «Sono stato immediatamente informato dell’accaduto – dice il sindaco Angelo Zini – e insieme ci siamo spesi perché non si verificassero ulteriori danni all’ambiente marino, così delicato e importante al punto da essere considerato il nostro mare un vero gioiello della biodiversità».
Ieri mattina il vento che fino a poche ore prima aveva soffiato da nord ha spirato da ovest, diminuendo di intensità, anche se il mare non era completamente calmo. Due mezzi stazionano ininterrottamente a pochi metri dal relitto a Cala Giunchitelli. E sempre ieri mattina alcuni sommozzatori si sono immersi per controllare lo scafo e accertarsi che la stiva non avesse subìto danni. A preoccupare sia gli uomini del comandante Petrillo, sia l’equipaggio della “Jerzy”, la nave antinquinamento inviata sull’arcipelago toscano dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, sono i seimila litri di carburante contenuti nel serbatoio (e non 600 come scritto ieri per errore), una vera e propria bomba a orologeria. Per ora questo è il problema che maggiormente tiene in apprensione. Il rischio è rappresentato dal movimento delle correnti marine se e fino a quando potrà reggere il peschereccio attaccato ai fianchi rocciosi a strapiombo sul fondale. Successivamente capire le dinamiche dell’incidente, come sia potuta accadere una simile situazione e perché l’equipaggio non ha risposto ai vari appelli trasmessi via radio che l’avvertivano della pericolosità della rotta che stavano ricoprendo. «È molto singolare – commenta il presidente del parco nazionale Giampiero Sammuri – quanto è accaduto a Montecristo. Il colpo di sonno quando prende mentre siamo alla guida di un’automobile può trasformarsi in tragedia in pochissimi minuti. Ma se avviene durante la navigazione, c’è tutto il tempo per intervenire e modificare la rotta».
Nelle prossime ora dovrebbe pervenire alla Capitaneria il piano di recupero del motopeschereccio redatto dall’armatore. «Deve essere lui – continua Petrillo – a fornire le indicazioni su come intenda recuperare il relitto, se con i galleggianti oppure con una gru. Saranno poi i nostri uffici ad approvare l’intervento che deve essere effettuato in assoluta sicurezza».
«Quando sarà recuperato lo scafo – conclude Zini – bisognerà impegnarsi nelle azioni di prevenzione, in modo tale che episodi del genere non si verifichino più in futuro sulle nostre isole».
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