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Piombino non è come Taranto ma servono degli studi mirati

Manolo Morandini
Piombino non è come Taranto ma servono degli studi mirati

L’epidemiologo Bianchi evidenzia gli eccessi di malattie cardiocircolatorie «Non è una situazione allarmante, ma ci sono elementi da approfondire»

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«Non è una situazione allarmante, ma con alcuni elementi di preoccupazione che meritano un approfondimento». È quanto afferma l’epidemiologo Fabrizio Bianchi, dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, a proposito dello stato di salute della popolazione di Piombino che emerge dal V Rapporto Sentieri, che si occupa di monitorare i siti contaminati, i cosiddetti siti di interesse nazionale. Invita a distinguere tra allarme e preoccupazione nel suo intervento al dibattito a cura del Comitato salute pubblica Piombino nella cornice del Rivellino la sera del 14 giugno. «L’allarme c’è in altre situazioni. Per esempio, a Taranto».

Nella scheda dello studio Sentieri, di cui Bianchi è uno degli autori, dedicata al Sin di Piombino, che si spinge ad analizzare i dati fino al 2015, si afferma: “Tra le cause con evidenza di associazione con le esposizioni ambientali definite da Sentieri come sufficiente o limitata, non si osservano eccessi di mortalità”. Ciò non toglie che esistano elementi di preoccupazione. Come anticipato dal Tirreno, tra il 2006 e il 2015, sulla base dei dati registrati dall’Agenzia regionale di sanità, in città il rischio di morte è superiore al dato regionale.

«C’è un eccesso di mortalità tra gli uomini per malattie del sistema cardiovascolare – dice Bianchi –, un 7% in più rispetto al dato regionale che significa 5 casi di decesso prematuro in più ogni anno rispetto a quelli attesi. Tra le donne c’è un eccesso di mortalità per tutte le cause del 5% che corrisponde a circa 10 o 11 casi ogni anno. E per il circolatorio c’è un eccesso tra le donne del 16%». Passando ai ricoveri: «Sono il 2% in più per tutte le cause, circa 19 casi in più rispetto a quelli attesi. C’è un 2% in più tra gli uomini per il cardiocircolatorio, che sono circa 6 casi in più. Per le donne c’è un eccesso nel circolatorio del 5% che sono circa 13 casi e un eccesso per l’apparato digerente».

L’epidemiologo suggerisce approfondimenti per stabilire l’origine degli eccessi di malattie cardiovascolari. «Ci sono alcuni elementi di preoccupazione specialmente per le malattie cardiovascolari che sono associate, sulla base della letteratura scientifica più accreditata e più aggiornata, a molti inquinanti ambientali – sostiene – E se si vanno a vedere i dati più aggiornati, aggiungendo un paio di anni sulla mortalità e 4 o 5 anni sui ricoveri, si vede che il trend continua ad esserci». E aggiunge: «Questi dati sono confermati, anzi, sui ricoveri mi pare di vedere che c’è qualcosa anche di eccesso sia tra gli uomini che tra le donne di ricoveri per tutti i tumori». Poi ci sono le malformazioni congenite. «C’è un certo numero di casi in più rispetto all’atteso, in particolare per le malformazioni dei genitali, degli arti, le cardiache. Fortunatamente sono numeri piccoli, sono circa 3 casi ogni anno che non dovrebbero esserci». C’è un però. «Se mi chiedono: questi casi in più quanto sono dovuti a una specifica fonte di inquinamento o a uno specifico determinante di salute? In scienza e coscienza non so rispondere. Per sapere da cosa dipendono questi eccessi e come questi rischi sono distribuiti sul territorio ci vogliono studi mirati. Questi studi si possono fare e sono fattibili, ma non sono immediati». —

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